BLOG DEI DIRITTI
BEATI QUELLI CHE HANNO FAME E SETE DELLA GIUSTIZIA PERCHE' SARANNO SAZIATI. (Mt. 5,6)
venerdì 25 gennaio 2013
giovedì 29 novembre 2012
lunedì 12 novembre 2012
E SE LA TV NON SI VEDE PIU' PER COLPA DEL LTE
Inviata da Adiconsum:
Al Ministro dello Sviluppo Economico
CORRADO PASSERA
Adiconsum è un’associazione di consumatori con oltre 122.000 associati, promossa dalla Cisl e costituita nel 1987. È presente capillarmente sul territorio nazionale, con sedi a livello regionale, provinciale e locale, con 283 sportelli di informazione ed assistenza.
A livello nazionale Adiconsum:
è membro del CNCU - Consiglio Nazionale dei Consumatori e Utenti, istituito presso il Ministero delle Attività produttive ai sensi della legge n. 281/98 sui diritti dei consumatori e degli utenti;
è socio ordinario dell'IMQ - Istituto Italiano per il Marchio di Qualità;
è membro del Forum del Terzo Settore.
A livello internazionale Adiconsum:
è il soggetto incaricato a svolgere le funzioni dello sportello europeo del consumatore (ECC-NET Italia)
coopera stabilmente con le diverse Direzioni Generali dell’Unione Europea;
collabora a progetti di informazione e ricerca con le maggiori realta' Istituzionali ed Autorita' pubbliche e private a livello nazionale, nonche' con associazioni europee ed extraeuropee.
Infine e' l'unica Associazione dei Consumatori dotata di un Fondo nazionale per il sovraindebitamento e l'usura.
Adiconsum è la prima associazione consumatori in Italia che ha realizzato un settore dedicato alle nuove tecnologie, ponendo particolare attenzione alla tv digitale, ai nuovi mezzi di comunicazioni ed all'informazione dei consumatori su tali temi, collaborando a tal fine anche con le maggiori aziende del settore.
Adiconsum ha rappresentato il CNCU all’interno del Comitato Nazionale Italia Digitale ed ha coordinato il gruppo di lavoro dedicato alla TUTELA DEGLI UTENTI e Comunicazione per lo switch off, realizzando per 4 anni in tutta Italia il progetto “Digitale Chiaro”, con lo scopo di informare, supportare ed assistere i consumatori coinvolti dallo switch off e nel passaggio alla tv digitale, operando direttamente nei territori di volta in volta interessati.
Tanto premesso, Adiconsum manifesta viva preoccupazione in merito all’interferenze che la prossima accensione della rete LTE - prevista a gennaio 2013 e necessaria per fornire i servizi di banda larga in mobilità - provocherà alla ricezione dei canali televisivi digitali trasmessi per via terrestre. La preoccupazione centrale e' che potrebbe comportare la mancata visione di suddetti canali televisivi, facendo quindi venir meno il diritto di accesso alla comunicazione per un numero elevatissimo di utenti.
Le problematiche interferenziali tra frequenze a 800 MHz (ex canali 61-69, ora assegnati ai servizi di banda larga mobile) e TV sono note da tempo, la stessa FUB attenziono' tale problematica proponendone la discussione nel Comitato Nazionale Italia Digitale ma, purtroppo, da allora il tema e' rimasto non più affrontato e senza valide soluzioni, con evidenti problematiche di vasto impatto che ricadranno sui consumatori.
La situazione attuale e' quindi di emergenza, infatti fra pochissimi giorni partira' il servizio LTE, con la possibilita' che il temuto ed annunciato oscuramento dei canali televisivi possa divenire una triste realta'.
In tale contesto la stampa fornisce informazioni al pubblico sulla costituzione di un tavolo tecnico - che pare tra l'altro funzionare a singhiozzo -, avviato al fine di trovare soluzioni alle criticita' delle interferenze, composto da rappresentanti del Ministero, degli operatori delle telecomunicazioni, della Fondazione Ugo Bordoni ed allargato ai rappresentanti dei broadcaster nazionali e delle emittenti televisive locali. Le Associazioni dei Consumatori, invece, non sono state coinvolte al Tavolo e neanche il Ministero ha avviato con le stesse adeguato confronto, malgrado il fenomeno impatti direttamente i consumatori.
Altro profilo di criticita' riguarda i costi per gli apparati necessari alla riduzione delle interferenze che, da quanto reso pubblico dalla stampa, risulterebbero essere stati posti a carico delle aziende Telco. Tuttavia, il previsto Fondo risulta essere stato tagliato dalla legge di stabilità, senza che siano state adottate ulteriori e diverse soluzioni. Allo stato resta quindi aperto il problema e diventa urgente avviare il confronto, in particolare su specifici aspetti: su come procedere ad una quantificazione di massima del fenomeno per poi individuare le modalita' più opportune con cui procedere a tutela di consumatori e famiglie poste in condizione di non vedere più la televisione e, anche, su chi dovrà dal prossimo gennaio sostenere i costi per i filtri necessari a non provocare l’accecamento delle antenne di ricezione televisiva poste sugli stabili.
Tanto premesso e' quindi indispensabile fare chiarezza e rendere trasparenti le iniziative che il Ministero intende adottare per impedire e/o porre rimedio alle criticita' sopra rappresentate. Questa associazione ritiene importante e strategico l’avvento nel nostro Paese della banda larga, attraverso la telefonia mobile con l’offerta LTE, ma ritiene altrettanto importante tutelare l’utente televisivo che, in questi ultimi anni ha già sostenuto enormi costi per l’adeguamento alla TV digitale, e non puo' essere caricato di costi aggiuntivi per continuare a poter vedere la TV.
Adiconsum chiede pertanto che, come avvenuto per lo swhitch off, le Associazioni dei Consumatori siano coinvolte in tutti i confronti, partecipando ai Tavoli e facendo parte degli appositi Organismi previsti con funzioni di informazione, monitoraggio e risoluzione delle possibili criticita' di sistema, nonche' con fini di risoluzione stragiudiziale delle eventuali controversie che coinvolgono i consumatori.
Certi che il Ministero anche in questa situazione terra' in debita considerazione le esigenze dei consumatori e le istanze rappresentate dalle Associazioni che li rappresentano, ribadiamo la disponibilità di Adiconsum al confronto e, in attesa di un cortese ed urgente riscontro, porgiamo
Distinti saluti
Pietro Giordano
Segretario Generale Adiconsum
Al Ministro dello Sviluppo Economico
CORRADO PASSERA
Adiconsum è un’associazione di consumatori con oltre 122.000 associati, promossa dalla Cisl e costituita nel 1987. È presente capillarmente sul territorio nazionale, con sedi a livello regionale, provinciale e locale, con 283 sportelli di informazione ed assistenza.
A livello nazionale Adiconsum:
è membro del CNCU - Consiglio Nazionale dei Consumatori e Utenti, istituito presso il Ministero delle Attività produttive ai sensi della legge n. 281/98 sui diritti dei consumatori e degli utenti;
è socio ordinario dell'IMQ - Istituto Italiano per il Marchio di Qualità;
è membro del Forum del Terzo Settore.
A livello internazionale Adiconsum:
è il soggetto incaricato a svolgere le funzioni dello sportello europeo del consumatore (ECC-NET Italia)
coopera stabilmente con le diverse Direzioni Generali dell’Unione Europea;
collabora a progetti di informazione e ricerca con le maggiori realta' Istituzionali ed Autorita' pubbliche e private a livello nazionale, nonche' con associazioni europee ed extraeuropee.
Infine e' l'unica Associazione dei Consumatori dotata di un Fondo nazionale per il sovraindebitamento e l'usura.
Adiconsum è la prima associazione consumatori in Italia che ha realizzato un settore dedicato alle nuove tecnologie, ponendo particolare attenzione alla tv digitale, ai nuovi mezzi di comunicazioni ed all'informazione dei consumatori su tali temi, collaborando a tal fine anche con le maggiori aziende del settore.
Adiconsum ha rappresentato il CNCU all’interno del Comitato Nazionale Italia Digitale ed ha coordinato il gruppo di lavoro dedicato alla TUTELA DEGLI UTENTI e Comunicazione per lo switch off, realizzando per 4 anni in tutta Italia il progetto “Digitale Chiaro”, con lo scopo di informare, supportare ed assistere i consumatori coinvolti dallo switch off e nel passaggio alla tv digitale, operando direttamente nei territori di volta in volta interessati.
Tanto premesso, Adiconsum manifesta viva preoccupazione in merito all’interferenze che la prossima accensione della rete LTE - prevista a gennaio 2013 e necessaria per fornire i servizi di banda larga in mobilità - provocherà alla ricezione dei canali televisivi digitali trasmessi per via terrestre. La preoccupazione centrale e' che potrebbe comportare la mancata visione di suddetti canali televisivi, facendo quindi venir meno il diritto di accesso alla comunicazione per un numero elevatissimo di utenti.
Le problematiche interferenziali tra frequenze a 800 MHz (ex canali 61-69, ora assegnati ai servizi di banda larga mobile) e TV sono note da tempo, la stessa FUB attenziono' tale problematica proponendone la discussione nel Comitato Nazionale Italia Digitale ma, purtroppo, da allora il tema e' rimasto non più affrontato e senza valide soluzioni, con evidenti problematiche di vasto impatto che ricadranno sui consumatori.
La situazione attuale e' quindi di emergenza, infatti fra pochissimi giorni partira' il servizio LTE, con la possibilita' che il temuto ed annunciato oscuramento dei canali televisivi possa divenire una triste realta'.
In tale contesto la stampa fornisce informazioni al pubblico sulla costituzione di un tavolo tecnico - che pare tra l'altro funzionare a singhiozzo -, avviato al fine di trovare soluzioni alle criticita' delle interferenze, composto da rappresentanti del Ministero, degli operatori delle telecomunicazioni, della Fondazione Ugo Bordoni ed allargato ai rappresentanti dei broadcaster nazionali e delle emittenti televisive locali. Le Associazioni dei Consumatori, invece, non sono state coinvolte al Tavolo e neanche il Ministero ha avviato con le stesse adeguato confronto, malgrado il fenomeno impatti direttamente i consumatori.
Altro profilo di criticita' riguarda i costi per gli apparati necessari alla riduzione delle interferenze che, da quanto reso pubblico dalla stampa, risulterebbero essere stati posti a carico delle aziende Telco. Tuttavia, il previsto Fondo risulta essere stato tagliato dalla legge di stabilità, senza che siano state adottate ulteriori e diverse soluzioni. Allo stato resta quindi aperto il problema e diventa urgente avviare il confronto, in particolare su specifici aspetti: su come procedere ad una quantificazione di massima del fenomeno per poi individuare le modalita' più opportune con cui procedere a tutela di consumatori e famiglie poste in condizione di non vedere più la televisione e, anche, su chi dovrà dal prossimo gennaio sostenere i costi per i filtri necessari a non provocare l’accecamento delle antenne di ricezione televisiva poste sugli stabili.
Tanto premesso e' quindi indispensabile fare chiarezza e rendere trasparenti le iniziative che il Ministero intende adottare per impedire e/o porre rimedio alle criticita' sopra rappresentate. Questa associazione ritiene importante e strategico l’avvento nel nostro Paese della banda larga, attraverso la telefonia mobile con l’offerta LTE, ma ritiene altrettanto importante tutelare l’utente televisivo che, in questi ultimi anni ha già sostenuto enormi costi per l’adeguamento alla TV digitale, e non puo' essere caricato di costi aggiuntivi per continuare a poter vedere la TV.
Adiconsum chiede pertanto che, come avvenuto per lo swhitch off, le Associazioni dei Consumatori siano coinvolte in tutti i confronti, partecipando ai Tavoli e facendo parte degli appositi Organismi previsti con funzioni di informazione, monitoraggio e risoluzione delle possibili criticita' di sistema, nonche' con fini di risoluzione stragiudiziale delle eventuali controversie che coinvolgono i consumatori.
Certi che il Ministero anche in questa situazione terra' in debita considerazione le esigenze dei consumatori e le istanze rappresentate dalle Associazioni che li rappresentano, ribadiamo la disponibilità di Adiconsum al confronto e, in attesa di un cortese ed urgente riscontro, porgiamo
Distinti saluti
Pietro Giordano
Segretario Generale Adiconsum
mercoledì 10 ottobre 2012
Per chi è il decreto sviluppo 2.0?
il decreto sviluppo 2.0, da poco elaborato dal governo, pone troppo la sua attenzione al mondo imprenditoriale dimenticando completamente il cittadino. Il testo dice di rifarsi all'agenda digitale europea, mentre invece, omette tutta la parte che il documento europeo dedica ai cittadini, mi riferisco in special modo alla sezione dedicata alla alfabetizzazione informatica, alla sicurezza dell'uso della rete e alla sfiducia dei cittadini all' l'utilizzo della rete. Il documento europeo mette proprio in evidenza l' invito, ai paesi membri, di realizzare iniziative che riescano ad eliminare la diffidenza dei cittadini all'uso della rete, problematica, questa, che potrebbe inficiare la realizzazione dell' agenda digitale. Il governo tecnico invece sceglie di incentivare la realizzazione dei nuovi servizi digitali certa che poi i cittadini li utilizzeranno perché per legge saranno gli unici utilizzabili. E' da rifiutare questa impostazione che invece di facilitare la vita ai consumatori, la complica, visto che nessuno si è ancora preoccupato di insegnare cosa vuol dire digitale. Non basta quindi digitalizzare l'impresa e la pubblica amministrazione per rilanciare il nostro paese. Se i cittadini non sono messi nelle condizioni reali di sapere utilizzare le nuove tecnologie, l'agenda digitale italiana rischia di trasformarsi in un grande spot pubblicitario e in un modo nuovo per finanziare le imprese. L' Italia statisticamente é il paese con il maggior numero di anziani e con una vasta popolazione incapace di utilizzare la tecnologia. Dall'analisi dello scarso utilizzo del commercio elettronico si comprende come la popolazione italiana sia particolarmente diffidente nell'uso dei servizi in rete.
Il decreto sviluppo avrebbe dovuto stanziare fondi per progetti utili alla realizzazione del cittadino digitale, progetti da realizzare in collaborazione con le associazioni consumatori e le associazioni di assistenza ai cittadini,. Il decreto avrebbe dovuto prevedere l'istituzione di organismi di controllo e denuncia per i crimini online, quali furto d'identità ,siti contraffatti o truffaldini e vendite scorrette on line.
Prevedere modalità extragiudiziali per risolvere i contenziosi presenti nel commercio elettronico, garantendo maggiore sicurezza ai consumatori on line . Sarebbe auspicabile un'ulteriore integrazione al decreto sviluppo, da realizzarsi in collaborazione con le associazioni consumatori, fino ad ora non coinvolte nella agenda digitale , che ponga al centro la realizzazione del cittadino digitale, altrimenti diventa alto il dubbio che la digitalizzazioni a tutti serve meno che hai cittadini.
Il decreto sviluppo avrebbe dovuto stanziare fondi per progetti utili alla realizzazione del cittadino digitale, progetti da realizzare in collaborazione con le associazioni consumatori e le associazioni di assistenza ai cittadini,. Il decreto avrebbe dovuto prevedere l'istituzione di organismi di controllo e denuncia per i crimini online, quali furto d'identità ,siti contraffatti o truffaldini e vendite scorrette on line.
Prevedere modalità extragiudiziali per risolvere i contenziosi presenti nel commercio elettronico, garantendo maggiore sicurezza ai consumatori on line . Sarebbe auspicabile un'ulteriore integrazione al decreto sviluppo, da realizzarsi in collaborazione con le associazioni consumatori, fino ad ora non coinvolte nella agenda digitale , che ponga al centro la realizzazione del cittadino digitale, altrimenti diventa alto il dubbio che la digitalizzazioni a tutti serve meno che hai cittadini.
lunedì 23 luglio 2012
SKY GO non funziona per Android.
Questa è una delle tante pubblicità di SKY che non dice il vero.
Non è affatto possibile vedere SKY con un tablet perchè occorre avere solo il tablet che vuole SKY!
Con un tablet con S.O. Android non si vede assolutamente nulla.
Dimenticavo se è Samsung T10 si.
Cose che capitano. Ma SKY non è sola perchè anche la RAI non si vede su Android e neanche Mediaset.
Evviva la neutralità tecnologica.
domenica 15 luglio 2012
SE RAI DEVE FAR VEDERE I PROPRI CANALI AGLI ABBONATI SKY CI SIA RECIPROCITA’ E SKY FACCIA VEDERE I PROPRI CANALI AGLI UTENTI TIVU’SAT.
La recente sentenza del TAR che annulla in parte la delibera
519/09/cons dichiarando che la RAI non può oscurare alcuni programmi sulla piattaforma
di SKY solleva vecchie problematiche, sempre denunciate da Adiconsum, irrisolte a danno dei consumatori. Questi infatti ancora nel 2012, nonostante la
tv terrestre sia tutta digitale e visibile solo con decoder, nonostante il
consolidamento delle Pay tv sia sul
terrestre che sul satellite, nonostante l’interattività attraverso la banda
larga, nonostante l’accettazione teorica del diritto alla neutralità
tecnologica, continuano a non poter usufruire liberamente dei servizi
multimediali disponibili, attraverso un
unico apparato, incrementando i costi di accesso. La soluzione esiste da tempo
ma si continua a far finta di nulla, si chiama Simulticrypt ovvero reciprocità.
Proseguiamo per gradi e vediamo cosa è accaduto. Tutto
origina dall’avvento della tv digitale e dalla possibilità di criptare i canali
per permettere la visione in esclusiva a determinati spettatori, in certi casi
paganti se abbonati alla pay tv o residenti in uno stato quando guardano
programmi che non hanno diritti per l’estero. Per criptare e necessario
utilizzare una codifica e per farsi vedere è necessario un decoder che abbia le
chiavi per decodificare la stessa codifica. Per offrire ai consumatori la predisposizione alla visione, oltre i canali in chiaro, anche
di tutto ciò che è trasmesso criptato o si forniscono decoder abilitati al
varie decodifiche (multicrypt) o tutte le emittenti trasmettono con le varie codifiche
utilizzate in uno spirito di reciprocità (simultcrypt).
I problemi nascono però quando un emittente usa una codifica
che non vuol far usare a nessun altro, è il caso di SKY che usa la codifica NDS. Con
questa codifica non si può usare il multicrypt perché, fino ad ora, non viene
concessa la licenza a chiunque lo voglia
(solo casi eccezionali), per costruire
apparati capaci di decodificare, tranne quelli offerti dalla stessa SKY e non
si può usare il simultcrypt perché non viene concesso l’utilizzo ad altri di
questa codifica.
Vediamo la situazione attuale. Sul digitale terrestre non ci
sono problemi perché tutte le emittenti che codificano utilizzano sistemi che i
produttori di decoder possono richiedere e introdurre direttamente negli apparati o si costruiscono Cam che inseriscono gli stessi consumatori nei decoder in base alle varie
necessità, facilitando quindi il multicrypt e offrendo al consumatore il pieno
accesso a tutto il criptato.
Sul satellite invece da quando c’è SKY ci sono problemi. Finche SKY è stata l’unica a codificare i
propri canali tutto è andato liscio. Successivamente SKY ha anche deciso di
integrare il proprio decoder satellitare con quello terrestre grazie ad una
piccola pennetta da inserire nel decoder, ovviamente solo per i canali terrestri
non criptati. I problemi nascono però per gli utenti che decidono o sono
costretti a utilizzare solo la piattaforma satellitare. La RAI, Mediaset e LA7
sul satellite, per motivi di diritti televisivi non pagati per l’estero, devono
criptare alcuni programmi ma devono anche – soprattutto il servizio pubblico- garantire
la visione ai cittadini italiani. Adiconsum per garantire il diritto dei
consumatori di utilizzare liberamente qualsiasi piattaforma trasmissiva,
compresa quella satellitare, si è molto
adoperata, soprattutto chiedendo ad Agcom un intervento per obbligare la RAI a
farsi vedere , integralmente, sulla piattaforma trasmissiva satellitare, nel rispetto del contratto di servizio che
obbliga il servizio pubblico a farsi vedere da tutti i cittadini, non su una
piattaforma commerciale come quella di SKY che caso mai, con propri mezzi, provvederà a far vedere ai propri abbonati i
programmi RAI. La soluzione, anche meno onerosa per il servizio pubblico e
quindi per tutti i cittadini è la costituzione di una specifica società –Tivù Srl- che fra i suoi compiti ha anche quello di
garantire, gratuitamente, la visione dei
canali trasmessi sul terrestre anche sul satellite con l’utilizzo della
codifica Nagravison. Agcom approva, con la delibera messa ora in discussione dal
TAR, la scelta presa sembrava risolvesse tutti i problemi.
Di conseguenza alcuni programmi Rai e Mediaset non sono più visibili con il
decoder SKY che decodifica solo NDS ma diventano visibile a tutti i cittadini
che non si abbonano a SKY. La pay tv satellitare fa ricorso al TAR e non fa nulla per garantire la visione dei
canali criptati (basta dotare i propri decoder di cam) costringendo i propri
clienti ad acquistare, spendendo altri soldi, un apparato adatto alla ricezione
dei canali TivùSat,
Arriviamo ad oggi. Il TAR ribadisce il diritto, ovviamente
condiviso, degli abbonati SKY di vedere
i canali Rai sul satellite in modo integrale ma conferma anche la piena legittimità
della costituzione della società Tivù con una prospettiva di garanzia dell’ interesse
pubblico con Tivùsat.
Come si risolve allora il problema visto che la RAI codifica
in Nagravisone e SKY in NDS? Il problema è che la RAI usa una codifica aperta e
SKY come dichiara la stessa sentenza un sistema chiuso: “il fatto che il sistema NDS sia
un sistema chiuso, giustifica ulteriormente la scelta di Rai di consentire la
diffusione satellitare della programmazione anche attraverso ulteriori
piattaforme distributive, come quella TivùSat, che operano attraverso sistemi
di codifica aperti, e in quanto tale potenzialmente idonei a garantire
una più ampia ed agevole diffusione”.
Nonostante la legittimità di TivùSat,e
quindi la validità di criptare con Nagravision (sistema aperto idoneo alla
massima diffusione), per il TAR la RAI deve far vedere i propri canali anche
con il decoder di SKY, almeno così scrivono i principali giornali, utilizzando,
quindi, anche la codifica NDS, con maggior oneri che ricadono poi sempre sui
stessi cittadini contribuenti.
Il TAR della RAI infatti scrive: "potrà consentire la messa a disposizione
della propria programmazione di servizio pubblico a tutte le piattaforme
commerciali che ne faranno richiesta nell'ambito di negoziazioni eque,
trasparenti e non discriminatorie e sulla base di condizioni verificate dalle
Autorità competenti. Il
TAR quindi va decisamente nella direzione del Simulcrypt visto che nulla si
dice della tipologia di decoder e della azioni che SKY potrebbe fare per far
vedere i canali RAI.
Non siamo affatto contrari
al Simulcrypt, soluzione che nel passato fu adottata da Stream e TELE+’, su
proposta proprio di Adiconsum, perché è la più semplice e la più economica per
i consumatori che non devono comprare più decoder.
Per funzionare però e
necessaria la reciprocità, altrimenti si avvantaggia un azienda nei confronti
di un'altra e si discriminano gli utenti . Non comprendiamo perché chi usa il
decoder SKY dovrebbe avere diritto di
vedere la RAI ma quelli che utilizzano apparati TivùSat non dovrebbero poter vedere i
canali di SKY, provocando di fatto una forte discriminazione. Ugualmente non
comprendiamo perché solo la RAI dovrebbe trasmettere con la codifica delle
piattaforme commerciali che ne fanno richiesta e SKY non dovrebbe anche lei concedere
tale diritto, quindi anche alla piattaforma TivùSat. In tal modo tutti coloro
che vedono la televisione con la piattaforma trasmissiva satellitare sarebbero
messi nelle condizioni di vedere con un solo apparato (con un forte risparmio
dei costi ed una vera libera concorrenza)tutte le piattaforme commerciali - non solo la Rai - e tutti i canali in
chiaro.
La RAI promette ricorso alla decisione del TAR perché ritiene
che rispetta già ora il contratto di servizio attraverso TivùSat e perché non
vuole oneri per garantire la visone agli abbonati SKY. La reciprocità, però, garantirebbe
il diritto di tutti ottemperando anche alla sentenza del TAR. SKY manterrebbe
il suo sistema proprietario NDS che le
garantisce sicurezza, concedendo l’uso solo ad altre piattaforme con garanzie
certe e senza cederla a società costruttrici di decoder, TivùSat e quindi la Rai
concederebbe di criptarei propri canali con NDS, senza oneri, in cambio della possibilità di far vedere SKY
anche a chi utilizza tale piattaforma (1.500.000 utenti) e soprattutto i consumatori, senza doversi
complicare la vita e sostenere altri costi, potrebbero avere libero accesso a
tutti i canali televisivi sia criptati che in chiaro con gli apparati attualmente
in loro possesso.
Il TAR con la sua sentenza ha ribadito solo il diritto dei clienti di SKY ma Adiconsum ha
a cuore i diritti di tutti consumatori/contribuenti.
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