venerdì 21 novembre 2008

FORUM HD

Quanti convegni in questo periodo.
Parlare di alta definizione mi ha fatto veramente piacere, anche perché il titolo era veramente alettante. Alta definizione su tutte le piattaforme.
Sapete che sono anni che cerco di far capire che i consumatori non vogliono privilegi verso una specifica piattaforma. Purtroppo sull'alta definizione non c'è molta chiarezza e se la si vuol vedere o si usa SKY a pagamento o si aspetta la sperimentazione della RAI, solo sul digitale terrestre, però. Speriamo che questo convegno dia una spinta a tutto il settore. Io mi sono fatto sentire, come al solito.
Ecco quindi il puntale articolo di Key4biz che racconta il convegno:

La Conferenza annuale dell’HD Forum Italia, che quest’anno si è svolta il 20 novembre presso la sala degli Arazzi della sede Rai, ha avuto come protagonisti alcuni dei principali esponenti dello scenario italiano dell’alta definizione. Intitolata “L’Alta Definizione: verso un servizio fruibile su tutte le piattaforme di distribuzione”, la conferenza è stata anche l’occasione per presentare il frutto del lavoro dell’associazione nel 2008: l’HD Book 1.0 (DTT).

La pubblicazione dell’HD Book 1.0 (DTT), nato sulla scia del D-Book edito per la prima volta nel 2004, intende coordinare le numerose opzioni possibili per la fabbricazione degli apparati di ricezione ad alta definizione (Set Top Box e televisori integrati su piattaforma digitale terrestre) sulla base di norme tecniche internazionali al fine di garantire semplicità di fruizione e compatibilità tra contenuti HD e SD trasmessi dai broadcaster italiani verso i ricevitori compatibili. Le specifiche tecniche considerate nel volume riguardano tecniche di codifica, risoluzioni e formati di visualizzazione, trattamento del segnale audio, supporto di servizi ausiliari per persone con deficit uditivo e/o visivo, automatismi di numerazione e gestione dei canali rilevati durante la sintonia iniziale. I lavori della Conferenza sono stati aperti da Benito Manlio Mari, presidente dell’HD Forum Italia, che ha spiegato come l’HD Book Vol. 1 rientri in un progetto più ampio e complesso chiamato HD Book Collection, che comprende una serie coordinata di volumi specificamente dedicati ognuno ad una delle quattro piattaforme che possono essere utilizzate per la ricezione ad alta definizione. “Bisogna guardare in via trasversale la distribuzione dei contenuti ad alta definizione sulle varie piattaforme: digitale terrestre, satellite, IPTV e Package Media. Il primo volume dell’HD Book Collection è appunto dedicato al digitale terrestre e vuole coordinare le varie opzioni per la fabbricazione degli apparati di ricezione ad alta definizione, siano essi decoder o televisori integrati. Secondo la fonte GFK”, prosegue Mari, “ a settembre 2008 i televisori HD Ready venduti in Italia erano 9,4 milioni, con il conseguente declino delle vendite di apparecchi televisivi 4:3 ed un evidente aumento della penetrazione dei televisori 16:9, sia HD Ready che Full HD, più adatti ad una migliore fruizione della televisione digitale”.

A questo va aggiunto che in Italia sono 6,3 milioni le famiglie dotate di accesso alla televisione digitale terrestre e che dei 4,6 milioni di abbonati Sky, sono 100.000 quelli abbonati anche all’alta definizione. Fastweb conta oltre 300.000 abbonati ed Alice più di 220.000 ed i Set Top Box per la ricezione dell’IPTV sono pronti a decodificare anche i segnali dell’alta definizione. Per quanto concerne il Package Media, oggi la percentuale di Major che stanno creando contenuti in alta definizione è pari solo all’1,2%, ma questo è un dato in forte crescita. Alla relazione introduttiva del presidente ha fatto seguito l’intervento del Direttore Strategie Tecnologiche Rai, Luigi Rocchi, che ha aperto i lavori illustrando come l’alta definizione sia un grande obiettivo sia per la Rai come servizio pubblico che per il Sistema Paese nel suo complesso. Alla luce, infatti, della crescita esponenziale di televisori LCD/plasma HD Ready, del numero di canali ad alta definizione offerti da tutte le piattaforme, dei contenuti premium e di lettori per film e videogiochi in alta definizione, l’utente si aspetta sempre più una maggiore qualità per la sua esperienza di fruizione, come ad esempio garantisce la visione di contenuti ad alta definizione su uno schermo panoramico 16:9. “Nel caso dell’alta definizione”, spiega Rocchi, “il mercato è arrivato ad anticipare l’offerta rendendo necessaria una variazione degli asset dell’utente. Secondo l’EBU è in costante crescita il numero di televisori a schermo piatto venduti e sta aumentando anche la diffusione della tecnologia OLED (Organic Light Emitting Diode ovvero diodo organico ad emissione di luce). Si stanno, inoltre, conducendo esperimenti di olografia, meglio detta tomografia tridimensionale, che rendono sempre più evidente il bisogno di alta definizione. (…) Lo sforzo Rai nell’ambito dell’innovazione tecnologica è significativo, ma non si deve sottovalutare il problema delle risorse poiché sarebbe un errore fare innovazione, rinnovare il parco delle attrezzature e poi trascurare i contenuti. Per il 2009, infatti, Rai sta preparando un nuovo canale da distribuire su tutte le piattaforme e sta prendendo accordi con BBC e NHK per lo sviluppo di nuovi standard. Già nel corso del 2008, infine, si è impegnata nella sperimentazione a livello mondiale di SHV (Super Hi-Vision) per la veicolazione di contenuti ad altissima definizione”. Per spiegare meglio l’impegno quasi trentennale che Rai ha profuso nello sviluppo dell’alta definizione è intervenuto il prof. Giuliano Montaldo, regista del cortometraggio “Arlecchino”, prodotto da Rai nel novembre del 1982 su proposta di Massimo Fichera, che all’epoca era responsabile delle Nuove Tecnologie, e premiato nel 1983 come miglior film che ha implementato le nuove tecnologie applicate al cinema. Nel 1982, in tutto il mondo erano disponibili solo due telecamere, tre monitor e due registratori per l’alta definizione. Quando la troupe è arrivata a Venezia l’attrezzatura era impegnata in Francia, perciò sono state fedelmente riprodotte le macchine con il polistirolo per poter prendere le misure per il cablaggio e portare avanti il lavoro in attesa delle riprese vere e proprie. Quando è arrivato dalla Francia il tir contenente le apparecchiature, il lavoro è stato portato a termine in tre giorni. Montaldo, che si è avvalso del supporto di Storaro come direttore della fotografia, ha spiegato che Arlecchino è nato come esperimento: “Volevamo fare sperimentazione anche per il cinema e volevamo verificare se queste nuove tecnologie avrebbero retto l’impatto con l’esterno, soprattutto in una città come Venezia, che presenta condizioni climatiche disagiate. Arlecchino è stato dunque girato sia su pellicola 35mm che su nastro videomagnetico ad alta definizione in formato 5:3. L’esperimento è stato fantastico: tutti hanno sentito che stava accadendo qualcosa di importante nella storia della televisione e del cinema e che stava iniziando una lunga e lenta agonia della pellicola. È inutile usare la penna d’oca quando si può usare il computer”. L’intervento del Prof. Montaldo è stato seguito da quello del vice presidente dell’HD Forum Italia, Marco Pellegrinato, che a distanza di quattro anni dalla presentazione del D-Book nel centro di produzione Rai di Napoli, ha ripreso la presentazione dell’HD Book DTT Vol. 1 anticipata dal presidente Mari. Pellegrinato, infatti, ha spiegato che la maggiore grandezza degli schermi richiede un aumento anche delle immagini e della capacità del suono, che altrimenti non basterebbero più. “È per questo che nasce l’alta definizione e l’HD Book vuole definire l’applicazione degli standard e le specifiche per la fruizione dell’alta definizione. Tra le principali specifiche dell’alta definizione ci sono l’economia delle risorse per migliorare lo sfruttamento dello spettro, la protezione dei contenuti, il supporto ai servizi di utilità sociale in particolare per gli utenti con un deficit uditivo e visivo e la promozione dell’HD experience, che deve essere per l’utente un’esperienza da vivere fino in fondo. L’alta definizione è una tecnologia abilitante per le piattaforme e l’HD Forum vuole renderne omogenea la qualità. Ad esempio, è stato scelto a livello europeo uno standard per la numerazione nazionale dei canali così da evitare problemi con le regioni di confine”.

Dopo l’intervento di Pellegrinato è stata avviata la tavola rotonda, moderata dal giornalista de Il Sole 24 Ore Marco Mele. Il primo ad avere la parola è stato Andrea Ambrogetti, presidente di DGTVi, che ha aperto il discorso evidenziando come i risultati ottenuti con lo switch-off della Sardegna hanno confermato che la televisione digitale terrestre è la piattaforma di elezione della televisione generalista: “In Sardegna il 94% delle famiglie è dotato di digitale terrestre. Addirittura oltre il 75% possiede solo la televisione digitale terrestre, mentre solo il 15% adotta questa piattaforma in concomitanza anche di altra. Nel 2009 il 35% dell’Italia fruirà di questa piattaforma e l’alta definizione è un driver strategico di sviluppo. Rai e Mediaset hanno fermamente intenzione di rovesciare la tendenza e di rendere l’alta definizione non un lusso di pochi tra pochi, ma un’esperienza coinvolgente accessibile per tutti. Attualmente l’esigenza primaria è quella di dare certezze ai consumatori, poiché ogni mese si vendono 150.000 decoder e 350.000 ricevitori di cui la maggior parte sono HD Ready o Full HD. Se un mercato non ha certezze, non si sviluppa e non stiamo parlando del futuro quanto piuttosto del presente. Uno degli obiettivi dell’HD Book è quello di istituire un bollino che certifichi agli utenti che un certo ricevitore possiede tutti i requisiti e tutte le funzionalità necessari. Dal momento che negli altri Paesi quasi l’80% del mercato dei ricevitori integrati è costituito da apparecchi che rispondono alle indicazioni dell’HD Book, in Italia i prossimi 18 mesi saranno decisivi. DGTVi chiederà a tutte le aziende produttrici di adeguarsi entro il 2009 alle nuove tecnologie”. A portare il punto di vista delle piattaforme satellitari è stato Marcello Berengo Gardin , responsabile degli Affari Istituzionali per Sky Italia che nel 2006 era l’unico broadcaster a trasmettere in alta definizione con quattro canali centrati su due forti driver, ovvero cinema e sport.La novità tecnologica che accompagna l’offerta di HD di Sky”, spiega Berengo Gardin, “è MySky HD, un personal video recorder che permette di vedere e registrare i programmi ed è gestibile anche da remoto. Il problema, tuttavia, è che gli utenti sono confusi poiché non hanno ancora compreso che l’acquisto di un apparecchio HD Ready non equivale ad essere effettivamente abilitati alla fruizione dell’alta definizione poiché occorre anche un decoder. Gli utenti informati sono il 62% della popolazione in Europa e il 68% in Italia e si continuano a vendere più schermi piatti che televisori HD Ready o Full HD”.

A riportare l’attenzione sulle infrastrutture tecnologiche è stato Luca Pesando, di Telecom Italia, che ha evidenziato come nel mercato dell’IPTV siano molti i fornitori che adottano un’infrastruttura chiusa, rendendo stretto il rapporto tra provider e fornitori di tecnologie. “Occorre creare una trasversalità della tecnologia che svincoli i provider da questa situazione”, dice Pesando, “ed offrire una piattaforma comune che integri i servizi con la user experience per la fruizione di più contenuti da piattaforme differenti. La standardizzazione in corso è tanta, ma non è omogenea ed è troppo frammentata. La tecnologia deve essere vista come un discorso end to end”.

Roberto Bedani, segretario generale ANIE, ha ripreso le parole di Andrea Ambrogetti relative allo sforzo che viene chiesto oggi all’industria nella creazione di un profilo italiano. “Il decoder per definizione”, chiarisce Bedani, “ha o un profilo Paese o un profilo tarato sul broadcaster. Oggi i decoder hanno un profilo italiano, i televisori no. Il nostro auspicio è che lo standard volontario diventi uno standard di fatto, anche con la certificazione DGTVi. Il mercato italiano, infatti, ha una base installata di apparecchi televisivi ad alta definizione che è tra le più grandi in Europa, ma non trova rispondenza nell’offerta di contenuti free. Il pubblico italiano ha anticipato la tecnologia ed il consumatore va ricompensato dell’investimento fatto perché l’acquisto di un televisore non è come l’acquisto di un telefono cellulare: il ciclo di vita di un televisore è di circa 8/10 anni. Oggi è difficile dire se la soluzione adottata sarà la più economica e la più efficiente anche tra due anni: ci vuole coesione per garantire che le scelte tecnologiche vedono l’utente ed il suo interesse in una posizione centrale. Occorre, quindi, insistere sulla comunicazione al consumatore affinché non senta di effettuare acquisti incauti. Lo scopo è quello di fare crescere questo mercato per il quale i consumatori ci hanno dato una fiducia che non va tradita”.

A completare l’intervento di Bedani è stato di nuovo lo stesso Ambrogetti, che ha messo bene in evidenza come lo sforzo chiesto ai produttori che è stato più volte citato nell’arco della mattinata sia in realtà uno sforzo che promette di essere ben ripagato: “Il passaggio imminente di cui stiamo per essere testimoni non si ripeterà più forse per altri vent’anni. Poiché deve raddoppiare il numero dei ricevitori venduti, per i produttori che colgono la sfida e fanno lo sforzo c’è anche la possibilità di raddoppiare le proprie dimensioni. Questa sfida alla fine contiene un’occasione. Se l’utente investe, preoccupiamoci di fare in modo che il suo investimento sia il più completo possibile e a lungo termine. Prendiamo come esempio la telefonia mobile: gli SMS sono nati tre anni dopo il passaggio al GSM ed oggi generano da soli un fatturato pari a 5 miliardi di euro”.

Dopo aver analizzato lo stato dell’alta definizione dal punto di vista delle piattaforme, è stato chiamato a portare il punto di vista degli utenti Mauro Vergari, responsabile Settore Nuove Tecnologie di Adiconsum. “Una buona esperienza di un prodotto multimediale è un diritto del consumatore”, esordisce Vergari, “e chi produce ha il dovere di offrire anche a titolo gratuito una user experience di bel vedere e bel sentire. Attualmente i consumatori sono costretti a rivolgersi alla pay tv e Adiconsum vuole invertire questa tendenza. Gli utenti non sono assolutamente informati in modo chiaro ed esaustivo sui prodotti offerti dal mercato e l’evoluzione tecnologica è n mano ai privati, mentre noi vorremmo che l’istituzione assumesse un ruolo di rilievo e cominciasse a dare certezze ai cittadini: non è un caso, infatti, che in Francia prima è stata fatta una legge e subito dopo sono stati messi a disposizione dei consumatori cinque canali ad alta definizione gratuiti sia sul satellite che sul digitale terrestre. In Italia, invece, non si riesce nemmeno a fare vedere satellite e digitale terrestre in 16:9 e la Rai ha un canale sperimentale ad alta definizione che spesso è nero, mentre dovrebbe mandare sempre in onda qualcosa anche a costo di ripetersi per avvicinare il consumatore. Quello che bisogna capire è che gli italiani non stanno dando fiducia all’alta definizione nell’acquistare i televisori, bensì alla grandezza e alla novità (…) quando gli utenti comprano un televisore con il logo HD non sanno che non è detto che quel televisore che stanno comprando abbia al suo interno il decoder necessario per la fruizione dell’alta definizione. La scelta della piattaforma è un diritto del consumatore, che deve capire che l’esperienza di un buon prodotto è utile anche per l’evoluzione della propria cultura e del proprio essere. Si può costruire solo dialogando e Adiconsum è più che aperta e disponibile a questo dialogo”.

La stessa disponibilità ed apertura sono state manifestate da Enzo Candido, Responsabile per i progetti speciali di Andec, che ha fatto un breve intervento fuori programma: “Andec rappresenta da 25 anni nell’ambito di Confcommercio le aziende produttrici ed importatrici di elettronica di consumo. Abbiamo istituito un osservatorio per informare i nostri associati e per fornire un supporto alla realizzazione dei progetti. Il nostro invito è, quindi, quello di usare le risorse che Andec può mettere a disposizione”. Prima che venissero proiettate delle immagini ad alta definizione riassuntive dell’evoluzione subita da questa tecnologia dal 1983 ad oggi, è intervenuto anche Mario Frullone, direttore delle Ricerche della Fondazione Ugo Bordoni. “Quando pensiamo all’alta definizione immaginiamo tutte le piattaforme tecnologiche su cui può essere fruita, ma le risorse sono diverse. L’offerta satellitare è già molto ricca, ma l’alta definizione può essere realmente portata a tutti solo attraverso il digitale terrestre. In Italia l’Autorità ha individuato avanzati criteri di pianificazione delle risorse che nel tempo in Europa saranno valutati con attenzione sempre crescente. La strada avanzata che abbiamo seguito ha fatto sì che oggi l’Italia può vantare oltre trenta multiplex contro i tredici della Francia. È stata portata avanti un’intensa attività che ha condotto ad una disponibilità di risorse reali che è la premessa per un’offerta più ampia, non ci i deve adagiare sui successi passati, ma non si può non gioire del successo dello switch-off in Sardegna che non ha creato alcun problema con i Paesi confinanti ed ha avuto una buona accoglienza da parte dell’utenza sarda. Bisogna, tuttavia, notare che delle 650.000 famiglie sarde che fruiscono del digitale terrestre solo una piccola percentuale ad una cifra può vedere l’alta definizione”.

Le conclusioni dei lavori sono state affidate al segretario generale Agcom, Roberto Viola, nominato giorni fa vicepresidente per il 2009 del Radio Spectrum Policy Group, l'organismo istituito dalla Commissione Europea che adotta pareri di assistenza e consulenza su questioni di politica dello spettro radio e sulle condizioni per il suo utilizzo. Viola ha subito messo in rilievo come l’Italia stia andando nella giusta direzione. “L’alta definizione è un grande motore di sviluppo perché spinge la domanda di banda larga, tecnologia e prodotti audiovisivi” e rappresenta quindi “una possibilità di dare nuovo impulso alla televisione italiana. La vera trasformazione della televisione analogica è il percorso verso l’alta definizione, che deve essere considerata come un punto di partenza nella pianificazione delle risorse. La rete basata sulle SFN in Sardegna lascerà una disponibilità di risorse più ampia rispetto ad altri Paesi. Compito dell’Autorità è di garantire una pianificazione che assicuri “risorse per l’alta definizione e margini per la produzione di contenuti in alta definizione”.
Teresa Di Maio