mercoledì 14 ottobre 2009

Intervista su CITY: Inganni al telefono Tutti i modi per evitarli



Aumentano i casi in cui l’Antitrust sanziona le compagnie telefoniche per informazioni ingannevoli ai clienti. Come mai?


Manca una vera forma di controllo sul mercato della telefonia. Non bastano sanzioni da 130mila euro, come l’ultima che l’Antitrust ha fatto pagare a Tele2 per aver addebitato servizi non richiesti ad alcuni clienti. Le multe devono essere più salate, per bloccare la concorrenza sleale tra le aziende.

Quali sono i casi più frequenti di truffa?


Il 70% delle segnalazioni all’Adiconsum arrivano da persone che si ritrovano con nuovi contratti telefonici, e quindi passano da un gestore all’altro, senza averne fatto richiesta.

Come avviene di solito l’inganno?

Ci sono operatori di call center appaltati dalle principali società di telefoni che chiamano direttamente a casa del cliente per informarlo della possibilità di stipulare un nuovo contratto. Ma il tutto non si ferma ad una proposta. Perchè bastano anche una parola come “sì” o “confermo” e il contratto è fatto. Poi la persona contattata si ritrova con una bolletta diversa da quella che gli arrivava per posta fino a quel momento.

Come evitare allora la truffa?


Il consiglio è di riattaccare, quando c’è qualcuno dall’altra parte del telefono che fa proposte. Al massimo si può ascoltare soltanto e non rispondere. Meglio dire “no, grazie”. Se poi l’utente è interessato, si rechi direttamente in un centro informazioni, anche un negozio di telefonia, per avere maggiori dettagli.

Le persone anziane sono quelle più prese di mira.

Purtroppo esistono strategie che puntano a strappare un sì da ultrasettantenni che non sanno difendersi dai raggiri. Ad un signore è capitato ad esempio di ritrovarsi la linea Adsl per internet, senza avere nemmeno un computer in casa. Nella logica dell’inganno, il sì equivale alla firma di un contratto. Spesso ci si serve anche di registrazioni digitali che poi diventa complicato contestare da parte del consumatore.

Se il contratto è stato stipulato, come si fa per tornare indietro?


In primis è bene che l’utente continui a pagare le bollette del vecchio gestore. Tanti smettono di pagare, diventano morosi e i problemi si ingigantiscono. Ci si può rivolgere ad una qualsiasi associazione di consumatori, più che ad un avvocato, e il problema si risolve anche in tempi più rapidi. Basti pensare che la conciliazione attraverso il Corecom(comitati regionali per le comunicazioni) porta via un anno, mentre le associazioni riescono in 3 mesi a chiudere i contenziosi.

A quali altri raggiri bisogna fare attenzione?


Quando i gestori offrono telefonini gratis, in realtà non regalano nulla. Tant’è che con il cellulare arriva anche un nuovo numero. In sostanza un costo aggiuntivo. Il cellulare poi è sempre in comodato d’uso. Quando si richiede il cambio di gestore, le compagnie, pur di tenersi stretti i clienti, fanno passare più di un mese dalla richiesta. In genere li tempestano di offerte prima di concedere il cambio.

Esistono trucchi che sfuggono a qualsiasi tipo di controllo?

Si chiamano “furti di identità” e sono sistemi attraverso i quali i gestori recuperano informazioni private di una persona, come numeri o codici, per poi farle arrivare ad esempio richieste di pagamenti ingiustificati, recuperi di crediti o servizi non richiesti. Di recente una signora di Milano ha scoperto che le erano state attivate altre due linee telefoniche a Bari e a Napoli, con la pretesa di pagare quindi tre bollette. I toni di queste lettere che arrivano per posta sono in alcuni casi anche minacciosi. Il trucco è quello di spaventare l’utente, attraverso avvisi di tribunale o informative legali.

Quali sono quindi gli strumenti a tutela del consumatore ?


Chi è stato truffato può rivolgersi alle associazioni di categoria, oppure richiedere al gestore di appartenenza il numero dei reclami. Le aziende sono tenute a fornirlo per legge. Alcune fingono di dimenticare l’esistenza di questo numero, solo per evitare rogne. Ma chiunque può risolvere l’inconveniente. L’importante è non smettere di pagare, o meglio non pagare solo l’oggetto della truffa. Altrimenti si incorre in debiti per morosità.

La class action può essere il rimedio?

Oggi esiste una class action fittizia. Sarebbe opportuno introdurre il vero modello americano per un’azione risarcitoria di massa. Perchè alle compagnie le multe fanno il solletico, mentre chi subisce truffe non ha i mezzi per essere risarcito adeguatamente.

Valentina Marzo

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