venerdì 18 marzo 2011

Dahlia TV è la punta di un iceberg di un mercato senza tutele.

Il caso Dahlia è emblematico di un sistema televisivo che non tutela gli utenti. La tv è diventata digitale e quindi altamente tecnologica, trasformando i teleutenti da passivi ad attivi, ma continua a ritenere i consumatori dei sudditi.
Alle migliaia di abbonati della PAY TV terrestre, da una giorno all'altro, con un misero comunicato stampa gli è stato detto FINE DELLE TRASMISSIONI. Chi ha avuto ha avuto chi ha dato ha dato. Chi ha pagato in anticipo per vedere le partite di calcio non ha nessuna tutela e con molta probabilità ha perso dei soldi. Il sistema del prepagato, tanto usato nei cellulari, con la pay tv è risultato fallimentare. La verità è che nel settore televisivo non esiste tutela per gli utenti. Basta vedere le delibere di Agcom e ci si accorge che nel settore dedicato alla tutela del teleutente non c'è quasi nulla. I burocrati non si sono affatto accorti che la televisione è cambiata. Non è presente nella loro testa la necessità di tutela dei diritti del consumatore di televisione, perchè sono convinti che non ci sia nulla da tutelare in chi è seduto in poltrona con il telecomando in mano. La tv è evoluta tecnologicamente ma chi la gestisce non è evoluto e non vuole pensare che chi sta con il telecomando in mano non è più passivo. Ora per scegliere cosa vedere in tv si fanno precise scelte e sopratutto si sostengono  costi, spesso molto alti.
Il teleutente è ora pienamente un consumatore e come tale devono essere rispettati i suoi diritti.
Se si paga un abbonamento non si può chiudere un'emittente dimenticando chi ha pagato. Non si può dire semplicemente, c'è un fallimento e non si può fare altro. Il caso di Dahlia TV è la punta di un aisberg in un mercato privo di tutela che però spinge il consumatore all'acquisto sfrenato grazie al fascino di  un' elevata tecnologia. Occorre realizzare organismi rappresentativi dei consumatori e delle emittenti per realizzare, come negli altri mercati, quelle minime forme di tutela a garanzia degli utenti. Per il caso Dahlia la soluzione esisteva: realizzare un fondo di garanzia per il risarcimento degli abbonati. Per realizzare queste tutela occorre, però. volontà e sopratutto rispetto dei consumatori.

1 commento:

Anonimo ha detto...
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