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Roma, Roma, Italy
Nato a Roma 23 settembre del 1960, laurea in scienze motorie. Dal 1993 mi interesso alla tv satellitare come strumento di crescita culturale. Fondo il gruppo Club Amatori Sat poi detto MOVIMENTO ITALIANO TELEUTENTI SAT riconosciuto da EUTELSAT. 13 gennaio 1998 aderisco ad ADICONSUM come resp. del settore NUOVE TECNOLOGIE. Dal 2008 anche del settore telecomunicazioni. Scrivo numerosi articoli, due guide del consumatore dedicate alla tv satellitare e alla banda larga. Ottobre 2008 rappresento il CNCU nel "Panel sulla tv digitale" di confindustria e nel CNID coordino il gruppo "comunicazione e assistenza utenti"; Ideatore del progetto itinerante DIGITALE CHIARO, per 3 anni in giro per l'Italia spiegando il passaggio alla tv digitale. Sono conciliatore Telecom, Wind,Fastweb, Vodafone, Teletu, Alitalia. Nel 2012 Realizzo il progetto DIFENDI IL TUO AVATAR per sensibilizzare gli utenti su come proteggere la propria identità in rete. Dal 2013 rappresento il CNCU "nel tavolo dedicato alle interferenze LTE".Da 17/5/13 al4/12/14 sono segretario dell' Adiconsum Roma Capitale - Rieti e Lazio.

mercoledì 30 dicembre 2009

Pubblicità e Pay tv. Intervista rilasciata ad "Altrove"


Intervista a Mauro Vergari, responsabile del settore Nuove tecnologie di Adiconsum, a seguito delle recenti novità legislative per la regolamentazione della pubblicità nella Pay Tv.

sabato 19 dicembre 2009

SI RACCOLGONO I PRIMI RISULTATI. SUL SAT SI CAMBIA



IL mondo della ricezione da satellite sta cambiando: Adiconsum raccoglie i primi risultati. 1)Schede di tivùSat distribuite senza decoder; 2)riconoscimento della funzionalità della smarcam (quella per mediasetpremium); 3)utilizzo di tutti i decoder common interface per vedere tivùsat; 4) confermata l'esistenza del decoder unico compatibile con tivùsat e SKY (Xdome);5) apertura del marcato dei decoder sat.
La novità è che Agcom sembra stia lavorando bene. Venerdì c'è stato in Agcom il tavolo permanente con le associazioni consumatori sui temi legati alle istruttorie sulla tv digitale. Ricorderete che tutto scaturisce dalle nostre prove che dimostrarono che tivùsat è visibile con la cam necessaria per mediaset premium inserita in qualsiasi decoder common interface e quindi anche nel decoder xdome. Bene, durante il tavolo è stato confermato dai tecnici dell'Autorità che quanto da Adiconsum provato è vero e ha permesso la realizzazione dell'istruttoria . Quindi subito le prime conseguenze. RAI deve distribuire le smart card agli abbonati, in Italia e All'estero, che ne fanno richiesta, svincolati dall'acquisto di un decoder. E' la fine dei decoder dedicati, cosiddetti certificati, e l'inizio dell'era dei liberi decoder compatibili con tutte le offerte. Smentiti i dirigenti tivùsat che fino a ieri dichiaravano che occorreva aspettare una cam certificata. Agcom ha confermato che tivù sat si può vedere anche con tutti i decoder common interface. Altra conseguenza è che l' Xdome ora si può definire un vero decoder unico. Peccato che sia per ora il solo. Abbiamo chiesto di far intervenire l'Antitrust per capire il perchè solo un' azienda ha deciso di produrre un decoder con codifica NDS e quindi conpatibile con SKY, visto che dal 2007 questa opportunità è aperta ad ogni produttore. Abbiamo dubbi di accordi per indirizzare l'acquisto dei consumatori. Sicuramente la distribuzione svincolata delle card Tivù sat aprirà il mercato. Durante il tavolo abbiamo appreso che l'Agcom è intenzionata a realizzare, in collaborazione con le associazioni consumatori, una classificazione dei decoder in base alla loro funzionalità. FINALMENTE UN'ISTITUZIONE REALIZZA UN'ALTERNATIVA AI BOLLINI DGTV. Il tutto dovrebbe avvenire con una delibera che modifica la 216 (dove sono dettate le specifiche per la construzione dei decoder). Sicuramente un bel fine anno che dovrebbe ridare libertà al mercato e soprattuto al consumatore. Ora rimane solo un ultimo problema da risolvere, citato nella nostra denuncia fatta all'Agcom, garantire la visione di tivù sat ai possesori di un decoder SKY. Al recente tavolo Adiconsum ha chieto all'autorità di provvedere affinchè SKY fornisca, fra i tanti tipi di decoder offerti in comodato, agli abbonati che ne fanno richiesta un decoder dotato di common interface. In tal modo chi non è raggiunto dal segnale terrestre potrà tranquillamente continuare ad essere abbonato a SKY e vedere i canali del pacchetto tivù sat senza ulteriori spese. La nostra richiesta è stata SOTTOSCRITTA DA TUTTA LE ASSOCIAZIONI CONSUMATORI RICONOSCIUTE. Per ora ci godiamo questi primi risultati in attesa che il nuovo anno porti ancorà novità. Non vorrei sembrare troppo ottimista ma sembra che il vento sia cambiato.
Qui il link al comunicato dell'Agcom




martedì 15 dicembre 2009

ADICONSUM CON UNA PETIZIONE CHIESE L'ABOLIZIONE DELLA PUBBLICITA' SULLE PAY TV ORA IL GOVERNO LA RIDUCE AL 12%: E' UN PRIMO PASSO MA NON BASTA.




Il governo sta per accogliere, in parte, le richieste di Adiconsum in merito alla pubblicità presente sulle tv a pagamento.
In un decreto preparato dal viceministro Romani si prevede la riduzione dal 18% al 12% del tetto di pubblicità per le pay tv. Adiconsum è per l'abolizione totale della pubblicità ma le scelte del Governo vanno nella direzione delle richieste dei consumatori.
Già febbraio Adiconsum consegnò al Presidente della Commissione Comunicazioni della Camera dei Deputati, On. Mario Valducci, le firme della petizione per chiedere l'abolizione della pubblicità nelle tv a pagamento.
A ottobre, in occasione dell'audizione presso il ministero dello sviluppo economico per le osservazioni sulla delibera 2007/65/CE (la nuova direttiva Ue sulla "Tv senza Frontiere"), si chiese di inserire nella legge di recepimento una differenzazione fra prodotto audiovisivo a pagamento e prodotto audiovisivo gratuito e di creare una regolamentazione, più restrittiva, per le interruzioni pubblicitarie per l’accesso ad audiovisivi a pagamento sia da trasmissione lineare( pay tv) che su richiesta.(Video on Demand).
Il decreto in approvazione recepisce quindi solo in parte le richieste dei consumatori ma ancora non prevede l'assenza di pubblicità per i prodotti multimediali che gli utenti già pagano precedentemente con abbonamenti o ricariche. Il tetto previsto è ancora troppo alto, infatti è lo stesso previsto per la RAI che si finanzia con una tassa che è molto più bassa dai canoni previsti dalle pay tv.

martedì 17 novembre 2009

HELP DECODER HA FUNZIONATO

Ieri 16 novembre alla stazioine termini tutto il giorno fra la gente a risintonizzare i decoder di chi non riusciva a farlo da solo. Un servizio di Adiconsum utile e sicuramente da ripetere nelle altre città.
Inserisco il link dove vedere i vedeo relativi allo switch off romano con interviste anche presso Help Decoder http://www.digital-sat.it/new.php?id=20200

lunedì 2 novembre 2009

DOPO LA PROVA DEL DECODER UNICO ADICONSUM SCOPRE CHE E’ POSSIBILE VEDERE TIVU’ SAT CON UN VECCHIO DECODER COMMON INTERFACE DEL 2005.


INTANTO AGCOM DORME E MILIONI DI CITTADINI NON VEDONO LA TELEVISONE.

Lo scorso 29 settembre abbiamo pubblicato la prova del decoder Xdome, dimostrando che il decoder unico già esiste , permettendo con un solo apparato di vedere tutti i canali in chiaro anche in HD unitamente a quelli a pagamento di SKY, tivùsat , mediaset premium, contotv e Dhalia. L’unico problema rimane il fatto che le smart card di Tivùsat si possono ottenere solo se si compra il decoder dedicato, impedendo quindi la possibilità di avere un decoder unico nei negozzi.
Ora abbiamo effettuato un altra prova, pensando a tutti i cittadini che con la chiusura dei canali analogici si accorgono che il digitale terrestre non è ricevibile, obbligandoli alla ricezione da satellite. Molti di questi consumatori posseggono da tempo una parabola e un decoder perché anche in analogico non vedevano la televisione da terra. Molti si sono dotati di un decoder SKY ma altrettanti hanno un decoder free con slot common interface. Nonostante ciò, attualmente, per vedere su satellite gli stessi canali trasmessi sulla tv digitale terrestre, devono necessariamente acquistare , buttando il vecchio, un nuovo decoder, quello di TivùSat, peraltro introvabile nei negozi, per utilizzare la smart card che apre tutte le televisioni nazionali, comprese quelle della RAI.
Abbiamo effettuato la prova su un decoder Nokia Mediamaster 9902 del 2005, non più in commercio e neanche più aggiornato dalla fabbrica. Abbiamo inserito nello slot common interface una SmartCam, la stessa messa in vendita per vedere Mediaset Premium con i televisori piatti, e la tessera di TivùSat. Abbiamo fatto la risintonizzazione dei canali, per poter ricevere i programmi inseriti nel bouquet, ci siamo sintonizzati su RAISAT Premium (il canale che prima di agosto era nel pacchetto SKY ed ora e trasmesso sul digitale terrestre e , criptato, su Tivùsat) e con soddisfazione abbiamo visto tutto.
La prova dimostra due cose: la prima, che da subito si possono utilizzare i vecchi decoder facendo risparmiare le famiglie che devono adeguarsi allo switch off; la seconda, che la Smarcam funziona perfettamente per vedere i canali di TivùSat, quindi i canali RAI, nonostante si continui a dire che per vedere TivùSat occorre per forza acquistare uno specifico decoder.
Adiconsum sta continuando a dimostrare che nel mercato dei decoder non c’è chiarezza a danno dei consumatori. Continuiamo a chiedere l’intervento di Agcom e Agcm per chiarire e dare certezze agli utenti ma, nonostante le denunce fatte, tutto tace. Possibile che non si interviene per far vendere solo specifici decoder?
Basterebbe semplicemente che TivùSat mettesse in distribuzione la propria smart card, svincolata da ogni decoder, per provocare delle positive ripercussioni sul mercato e quindi a vantaggio dei consumatori. Infatti I decoder sat, common interface , vecchi e nuovi, si aggiungerebbero a quelli specifici per vedere i canali RAI e tutto il pacchetto TivùSat, garantendo la visone dei canali Tivù a chi già possiede un decoder e maggiore scelta a prezzi più bassi dei decoder in vendita. Il decoder unico non sarebbe tale solo in teoria ma realmente utilizzabile facendo nascere, anche qui, una sana concorrenza, che non vedrebbe solo l’Xdome unico decoder in vendita rispettoso della delibera 216/00/cons.
Mentre scriviamo, però, non accade nulla e i consumatori sono confusi è in difficoltà. E’ necessario che le Authority si sveglino dal letargo e passino all’azione con urgenza.

sabato 31 ottobre 2009

PERCHE' SOLO A TRENTO "GLI ANGELI DEL DECODER"?


In provincia di Trento ben 6000 interventi, rivolti agli ultra 75enni da parte degli "Angeli del decoder". Leggete l'articolo di Repubblica e scoprirete che egli "angeli del decoder", sono dei ragazzi pagati dalla provincia autonoma di Trento che dalla primavera scorsa installano decoder a domicilio, gratis, agli anziani con più di 75 anni. Bene, non per vantarmi, ma ciò che hanno fatto a Trento corrisponde esattamente a quanto Adiconsum propose al Comitato Nazionale Italia Digitale all'epoca di Gentiloni. La proposta si chiamava "servizio nazionale assistenza tv digitale", presentata con un documento dettagliato al gruppo di lavoro assistenza utenti, allora presieduto dall'Ing. Fantola, che lo fece suo con voto unanime. Purtroppo non si è mai trasformata in realtà, tranne che a Trento. Ma i cittadini non sono tutti uguali? Ormai sembra di no. Ovviamente lode di merito alla Provincia di Trento. Anche il viceministro Romani ha lodato l'iniziativa, pensando che altri enti locali potevano copiare il progetto, purtroppo Trento rimane unica e credo Romani dovrebbe fare molto di più. Gli anziani sono i più danneggiati dal passaggio al digitale ma tranne eccezioni tutti se ne infischiano. Si fa lo scarica barile fra governo e enti locali e nulla accade. Nel Lazio si è toccato il fondo, la regione non ha realizzato nessuna iniziativa.
Da una parte sono soddisfatto che Trento ha messo un piedi un piano simile a quello proposta da Adiconsum e che si è dimostrato che funziona, ma dall'altro mi sento frustrato, perché ora che coordino proprio io il gruppo "assistenza agli utenti" non riesco a convincere gli altri enti locali a copiare Trento. Concordo pienamente con Pierfrancesco Fedrizzi, responsabile comunicazione del progetto trentino "Si fa presto a dire digitale, ma il vero obiettivo è portarlo nelle case della gente", di tutta la gente dico io e soprattutto di quella che ha più difficoltà. Sarà dura ma non mollo, gli angeli del decoder devono essere nazionali.

mercoledì 28 ottobre 2009

INTERVISTA SU IMGPres

DIGITALE TERRESTRE PER MOLTI MA NON PER TUTTI

Costume & società(26/10/2009) -

Per molti ma non per tutti. Recitava così una pubblicità di qualche anno fa. Nell’occasione, si parlava di un vino da dessert ma se l’oggetto fosse stato il digitale terrestre nessuno se ne sarebbe stupito. Il progressivo passaggio dall’analogico al digitale, avviato ormai 2 anni fa in Sardegna e approdato già in Val D’Aosta, Trentino Alto Adige e in parte del Piemonte, sta mietendo numerose vittime. I televisori di circa 3 milioni di italiani, su una base di 15 milioni di utenze - secondo le stime Rai - sono al buio. In pratica, un italiano su 5 che per legge deve utilizzare il digitale non può beneficiare del servizio. E i costi sostenuti variano dai 50 ai 500 euro a famiglia, quando non si deve ricorrere ad altri 200-250 euro di spesa per il satellitare, al fine di risolvere il problema. Senza dimenticare il canone Rai. “Tutto - secondo Mauro Vergari, responsabile Nuove tecnologie di Adiconsum - dipende dall’informazione talvolta insufficiente che le istituzioni hanno fornito sull’argomento”. E le soluzioni più immediate per i 3 milioni di vittime del blackout sono di due tipi: tarare nuovamente l’antenna per migliorarne la ricezione o ricorrere al satellitare. In ogni caso, bisogna mettere mano al portafogli. “Il problema del passaggio al digitale terrestre - conferma Vergari - è che tutti gli oneri relativi alla fruizione del servizio sono oggi a carico dei cittadini. La spesa per dotarsi del digitale terrestre varia mediamente, da famiglia a famiglia, da 50 a 400-500 euro. Ogni televisore, infatti, per funzionare, deve avere il proprio decoder. Tuttavia, nel 20% dei casi, anche se secondo noi la percentuale è più alta, si verificano problemi di ricezione. Con la differenza che, una volta, con l’analogico si riusciva comunque a vedere qualcosa. Male, ma si vedeva. Oggi, se il decoder digitale non riceve, l’utente non vede assolutamente nulla. In alcuni casi, per porre rimedio, è sufficiente sistemare l’antenna. L’alternativa è di ricorrere al digitale satellitare. Dal 31 luglio scorso è stato introdotto nel mercato il pacchetto Tv Sat. Il decoder costa 90 euro, l’installazione della parabola, compresa la mano d’opera, richiede una spesa di circa 150 euro. Se qualcuno dovesse pretendere di più significa che c’è qualcosa che non va”. Chi lo volesse, potrebbe acquistare un qualunque altro decoder satellitare ma non avrebbe accesso ai canali Tv Sat, compresi quelli Rai. In questo senso, Adiconsum si sta adoperando affinché quanto prima la trasmissione di tutti i canali satellitari sia garantita attraverso un decoder unico, come accade già proprio con il digitale terrestre. Certo, i disagi sono maggiori per chi ha già acquistato il digitale terrestre, scopre che il segnale non arriva e deve spendere altro denaro per l’impianto satellitare. “La situazione - ammette Vergari riferendosi sempre alla scarsa informazione fornita sul’argomento - andava gestita meglio. La gente deve sapere come comportarsi”. L’onere di informare e formare la cittadinanza viene demandato dal Governo agli enti locali. “Purtroppo - prosegue l’esponente di Adiconsum - ci sono enti che funzionano meglio ed enti che funzionano peggio. E il cittadino resta sempre preso nel mezzo”. In alcuni casi, tuttavia, la colpa è proprio dei consumatori: “In diverse comunità montane del Piemonte - racconta - utilizzavano impianti abusivi di ripetizione. Chiaramente, nessuno lo sapeva e, da quando è stato introdotto il digitale terrestre, gli utenti non ricevono il segnale. Adesso, il problema è noto ma il ministero, per provvedere, avrà bisogno di tempo”. Altra indicazione da seguire rigorosamente: gli impianti devono essere installati, per legge, da tecnici abilitati, i quali, al termine del lavoro, devono rilasciare l’apposito certificato di conformità. “Molti problemi - spiega Vergari - sono nati perché gli impianti erano fatti in casa. In questo senso, va detto che il digitale terrestre è uno strumento valido per una risistemazione di tutti gli impianti”. L’iter relativo al passaggio dall’analogico al digitale terminerà solo nel 2012. La prossima regione interessata sarà il Lazio. La scadenza è fissata per dicembre 2009. Per evitare che si verifichino gli stessi problemi di cui sopra, Adiconsum ha attivato la campagna Digitale chiaro. “Si tratta - conclude Vergari - di un progetto cofinanziato dal comitato Lazio digitale. Sul portale adiconsum.it, nella homepage, c’è un apposito link. Cliccando, si entra in uno spazio nel quale è possibile rinvenire tutte le informazioni utili, grazie a opuscoli e pubblicazioni a livello nazionale. Le guide si possono tranquillamente scaricare. Parallelamente, abbiamo avviato un tour in 15 città, soprattutto nella provincia, destinato a concludersi a dicembre. Sono 6 le tappe già effettuate. La mattina si fa informazione, nelle scuole, agli studenti degli istituti tecnici industriali, attraverso incontri di 2 ore. Riteniamo siano i giovani le persone più pronte a recepire le innovazioni e a loro, creando una sorta di volontari, demandiamo il compito di trasmettere quanto appreso ad amici e parenti. Il pomeriggio, nelle piazze centrali, si allestiscono degli spazi per informare la gente sul passaggio al digitale terrestre e satellitare. Infine, abbiamo predisposto il numero verde 800864754 per la segnalazione di eventuali disservizi”. Da notare che lo slogan della campagna informativa di Adiconsum è: Tutto quello che hai sempre desiderato sapere sulla tv digitale e non hai mai osato chiedere. Un omaggio a Woody Allen, insomma. Anche da parte dei 3 milioni di italiani che, al momento, il cinema, i telegiornali e i reality se li possono solo ricordare e che, dopo cena, invece che guardare la tv passano direttamente al vino da dessert. Sempre che ne sia rimasto.

Fabio Bonasera
fabiobonasera@libero.it
www.fabiobonasera.wordpress.com

martedì 20 ottobre 2009

IL DIBATTITO SU SKY

Il dibattito sulle mosse di SKY cresce e ringrazio Dario Bonacina per avere integrato il suo post con alcune mie considerazioni che potete qui leggere.
Mi fa piacere che Bonacina, grande esperto di comunicazioni conferma la mia tesi, ovvero che SKY si è inchinata al digitale terrestre. Purtroppo è una resa. La piattaforma satellitare ha necessità di integrarsi a quella terrestre. Ma ripeto non dovrebbe essere così. E la tecnologia permette che così non sia. Tivù sat ne è la prova, SKY doveva lottare per ottenere la visione di tivùsat con il suo decoder, senza ricorrere al terrestre. Ricordo che è possibile, basta che SKY metta in distribuzione un decoder tipo xdome che permetta la codifica NDS e la cam per tivù. Non si tradiva la piattaforma, si premetteva sempre di usare un solo telecomando, un solo decoder e soprattuto si dava la possibilità di vedere da satellite la tv per chi non avrà mai il segnale terrestre. Vi garantisco che dopo lo switch off saranno in tanti a non vedere il terrestre. VI garantisco anche che la posizione di Adiconsum non cambia e che la denuncia inoltrata all'Agcom rimane più che valida. Vogliamo un solo decoder per vedere tutti i canali in chiaro e quelli criptati da satellite, come accade per la piattaforma terrestre.

lunedì 19 ottobre 2009

SKY TRASFORMA I PROPRI DECODER ANCHE IN DECODER PER IL DIGITALE TERRESTRE MA E’ LA SCONFITTA DELLA NEUTRALITA’ TECNOLOGICA


Ebbene si, la mossa di SKY non è niente male. Far diventare tutti i decoder della Pay tv satellitare anche decoder zapper digitale terrestre è astuta ma diciamo subito che è anche una debolezza, è la negazione della neutralità tecnologica . Analizziamo ora cosa accade. Per prima cosa fa risparmiare i consumatori che non dovranno comprare per forza un altro decoder per essere pronti alla chiusura dei canali analogici. Per secondo si ottiene il decoder unico, dimostrando che le richieste che da anni facciamo attraverso Adiconsum non sono una fissazione ma una necessità dei consumatori, avere in mano un solo telecomando e sotto il televisore un solo decoder.
Cosa ci abbia guadagnato la RAI dall’uscita da SKY ora non è più chiaro, non lo era neanche prima ma ora tutto risulta inspiegabile, infatti i canali che in passato SKY pagava alla RAI ora sono visibili sullo stesso decoder a costo zero per SKY e la RAI per finanziarli dovrà trovare nuove risorse. Cose da pazzi. Il consumatore, comunque, anche in questo caso ci ha guadagnato perché anche chi non è abbonato a SKY, ora, potrà gustare i canali tematici della RAI.
Ora non è di questo che vogliamo parlare. Il punto è un altro. SKY ha dovuto cedere al digitale terrestre. Trasformando il proprio decoder SAT anche in decoder terrestre SKY ha affermato che il digitale terrestre è indispensabile. Attesta che la piattaforma satellitare da sola non può esistere, negando, quindi, il diritto alla neutralità tecnologica. La piattaforma satellitare deve avere la stessa dignità e trattamenti di quella terrestre e di quella IPTV, ma SKY per difendere se stessa ha negato l’esistenza della piattaforma satellitare. SKY ha rinunciato alla vera battaglia, quella cioè di far vedere con il proprio decoder i canali trasmessi sul digitale terrestre attraverso la piattaforma satellitare. Già, perché i canali del digitale terrestre sono anche trasmessi con il satellite grazie alla piattaforma Tivùsat e allora non servirebbe avere pure il terrestre!!! SKY però , per difendere il Sat, avrebbe dovuto mettere in discussione il suo comportamento fin qui avuto che non è certamente stato rispettoso delle regole, visto che distribuisce un decoder che non permette di vedere canali in chiaro e criptati con un solo decoder e che impedisce persino l’ordinamento personale dei canali. Quindi meglio aggiungere il digitale terrestre e continuare ad imporre il proprio decoder.
Peccato che così facendo vengono lesi due diritti fondamentali degli utenti. Il primo è quello di garantire al consumatore la libera scelta della piattaforma trasmissiva da utilizzare, il secondo , di garantire ai 3.000.000 e passa di utenti che non ricevono il segnale terrestre di vedere tutti i canali televisivi attraverso la parabola. Ma a SKY, come agli altri broadcaster, non interessa nulla delle persone, a loro interessa solo farsi guerra. Agcom se ci sei batti un colpo.

mercoledì 14 ottobre 2009

Intervista su CITY: Inganni al telefono Tutti i modi per evitarli



Aumentano i casi in cui l’Antitrust sanziona le compagnie telefoniche per informazioni ingannevoli ai clienti. Come mai?


Manca una vera forma di controllo sul mercato della telefonia. Non bastano sanzioni da 130mila euro, come l’ultima che l’Antitrust ha fatto pagare a Tele2 per aver addebitato servizi non richiesti ad alcuni clienti. Le multe devono essere più salate, per bloccare la concorrenza sleale tra le aziende.

Quali sono i casi più frequenti di truffa?


Il 70% delle segnalazioni all’Adiconsum arrivano da persone che si ritrovano con nuovi contratti telefonici, e quindi passano da un gestore all’altro, senza averne fatto richiesta.

Come avviene di solito l’inganno?

Ci sono operatori di call center appaltati dalle principali società di telefoni che chiamano direttamente a casa del cliente per informarlo della possibilità di stipulare un nuovo contratto. Ma il tutto non si ferma ad una proposta. Perchè bastano anche una parola come “sì” o “confermo” e il contratto è fatto. Poi la persona contattata si ritrova con una bolletta diversa da quella che gli arrivava per posta fino a quel momento.

Come evitare allora la truffa?


Il consiglio è di riattaccare, quando c’è qualcuno dall’altra parte del telefono che fa proposte. Al massimo si può ascoltare soltanto e non rispondere. Meglio dire “no, grazie”. Se poi l’utente è interessato, si rechi direttamente in un centro informazioni, anche un negozio di telefonia, per avere maggiori dettagli.

Le persone anziane sono quelle più prese di mira.

Purtroppo esistono strategie che puntano a strappare un sì da ultrasettantenni che non sanno difendersi dai raggiri. Ad un signore è capitato ad esempio di ritrovarsi la linea Adsl per internet, senza avere nemmeno un computer in casa. Nella logica dell’inganno, il sì equivale alla firma di un contratto. Spesso ci si serve anche di registrazioni digitali che poi diventa complicato contestare da parte del consumatore.

Se il contratto è stato stipulato, come si fa per tornare indietro?


In primis è bene che l’utente continui a pagare le bollette del vecchio gestore. Tanti smettono di pagare, diventano morosi e i problemi si ingigantiscono. Ci si può rivolgere ad una qualsiasi associazione di consumatori, più che ad un avvocato, e il problema si risolve anche in tempi più rapidi. Basti pensare che la conciliazione attraverso il Corecom(comitati regionali per le comunicazioni) porta via un anno, mentre le associazioni riescono in 3 mesi a chiudere i contenziosi.

A quali altri raggiri bisogna fare attenzione?


Quando i gestori offrono telefonini gratis, in realtà non regalano nulla. Tant’è che con il cellulare arriva anche un nuovo numero. In sostanza un costo aggiuntivo. Il cellulare poi è sempre in comodato d’uso. Quando si richiede il cambio di gestore, le compagnie, pur di tenersi stretti i clienti, fanno passare più di un mese dalla richiesta. In genere li tempestano di offerte prima di concedere il cambio.

Esistono trucchi che sfuggono a qualsiasi tipo di controllo?

Si chiamano “furti di identità” e sono sistemi attraverso i quali i gestori recuperano informazioni private di una persona, come numeri o codici, per poi farle arrivare ad esempio richieste di pagamenti ingiustificati, recuperi di crediti o servizi non richiesti. Di recente una signora di Milano ha scoperto che le erano state attivate altre due linee telefoniche a Bari e a Napoli, con la pretesa di pagare quindi tre bollette. I toni di queste lettere che arrivano per posta sono in alcuni casi anche minacciosi. Il trucco è quello di spaventare l’utente, attraverso avvisi di tribunale o informative legali.

Quali sono quindi gli strumenti a tutela del consumatore ?


Chi è stato truffato può rivolgersi alle associazioni di categoria, oppure richiedere al gestore di appartenenza il numero dei reclami. Le aziende sono tenute a fornirlo per legge. Alcune fingono di dimenticare l’esistenza di questo numero, solo per evitare rogne. Ma chiunque può risolvere l’inconveniente. L’importante è non smettere di pagare, o meglio non pagare solo l’oggetto della truffa. Altrimenti si incorre in debiti per morosità.

La class action può essere il rimedio?

Oggi esiste una class action fittizia. Sarebbe opportuno introdurre il vero modello americano per un’azione risarcitoria di massa. Perchè alle compagnie le multe fanno il solletico, mentre chi subisce truffe non ha i mezzi per essere risarcito adeguatamente.

Valentina Marzo

mercoledì 23 settembre 2009

TIVU' ASCOLTI I CONSUMATORI


Balestrieri, presidente di Tivù, leggiamo sulle agenzie, ieri ha dichiarato : “Potrebbero essere 300mila le card per Tivu Sat, per arrivare nelle case dei circa tre milioni di italiani, che non sono raggiunti dal digitale terrestre. Una lacuna che potrebbe essere colmata in gran parte, con un milione di card attivate - sono gratuite - gia' nel 2010. Ne vendiamo dappertutto, ma in particolare in Liguria e nelle zone appenniniche dall'Emilia al centro Italia che confermano come l'offerta sia integrativa al digitale terrestre''.
Quanto dichiarato stupisce perché sembrano affermazioni di chi vive in mondo idilliaco. Facciamo chiarezza. Un milione di card vuol dire un milione di decoder a 100 euro ognuno che in moti casi si aggiunge ad un decoder digitale già acquistato. Un bel business, non c’è che dire, 100.000.000 di euro . Perché non ci si preoccupa di far risparmiare i consumatori? Perché Balestrieri dice che le smart card di TivùSat sono gratuite quando in realtà costano 6 euro, come prevede il contratto, e per averle occorre acquistare per forza un nuovo decoder? Perché non dice nulla delle cam necessarie per far vedere TivùSat nei ricevitori common interface, sapendo che subito si possono utilizzare le stesse cam che si insericono nei televisori per vedere Mediaset Premium? Perché non si preoccupa dei 5 milioni di possessori di decoder SKY che non possono vedere i canali di TivùSat?
Domande che attendono risposte. Leone, dirigente RAI, dichiara “il decoder è la soluzione migliore. Faremo tutto il possibile per sollecitare un’accelerazione verso un decoder unico. Bene, dalle parole si passi ai fatti. Chiediamo che Tivù permetta di acquistare le Smart card di TivùSat indipendentemente dall’acquisto del decoder e che offra, subito la Smart Cam, garantendo la visione di TivùSat con i decoder common interface e con i decoder unici che sono già in vendita. Le soluzioni vanno trovate al più presto perché. È bene ricordare gli Switch off sono in corso. Ci fa piacere apprendere che si attivano smart card in Liguria e Emilia, ora abbiamo capito perche in Piemonte e nel Lazio, dove si chiude l’analogico non c’è traccia dei decoder abilitati a vedere Tivù.

sabato 19 settembre 2009

IL DECODER UNICO C'E'. L'HO VISTO AL CINESHOW MA ORA NASCONO NUOVI INTERROGATIVI

Non volevo credere ai miei occhi. Ho usato il decoder unico e anche multipiattaforma. Non è fantascienza! E' il Cineshow di Torino, dove sono stato ieri per la conferenza stampa del Panel Tv Digitale di ANITEC. Camminavo fra gli stand e mi sono imbattuto in quello dell' Xdome, il famoso decoder satellitare dell'italiana Comex che usa la codifica ufficiale NDS di SKY . Prendo in mano il telecomando e comincio a muovermi fra i canali, rimango sorpreso dall’ottima gestione delle informazioni e dell’uso facile del decoder, che è bene ricordare è anche per il digitale terrestre ed è in HD.
Ad un certo punto mi ritrovo a vedere RAISAT CINEMA. Come è possibile, è il canale uscito da SKY è visibile solo con il decoder per TivùSat. Eppure con Xdome lo vedo con chiarezza, continuo a cambiare canale e guardo pure RAISAT Premium e poi RAI4 e Boing. Insomma tutto il pacchetto di TivùSat criptato in Nagravision è visibile. Non convinto vado su SKYcinema HD, si vede bene anche quello. Di colpo tutte le problematiche legate all’impossibilità di vedere, con un solo decoder, i canali criptati e liberi sulla piattaforma satellitare svanisce di colpo.
Come è possibile tutto ciò? Alzo lo sportellino del decoder dove, sono gli slot per il Common interface e trovo inserita la cam che permette di vedere Mediaset Premium con i televisori abilitati con dentro la smart card di Tivù. In un’altra fessura è inserita, ovviamente, la smart card di SKY. Facile come bere in un bicchier d’acqua. Ovviamente basta togliere la smart card di Tivù ed inserire quella di Mediaset Premium per vedere anche la Pay tv del digitale terrestre.
La tecnologia, quindi, ha rispettato pienamente tutte le regole che fino ad ora sembrano inevase, neutralità tecnologica e delibera 216, quella che garantisce la visione di tutti i canali, sia criptati che in chiaro. Tutto risolto quindi? Assolutamente no! Anzi ora nascono nuovi interrogativi che devono assolutamente trovare una celere risposta. Perché chi costruisce i decoder che fanno vedere TivùSat ha deciso di non inserire la codifica NDS, impedendo la compatibilità con SKY? Perché i dirigenti di Tivù dichiarano che la cam per TivùSat saranno disponibili nei primi mesi del 2010 mentre si può utilizzare la stessa cam per MediasetPremium, in vendita in tutti i negozi? Perché non si possono acquistare le smart card di TivùSat separatamente dall’acquisto del decoder, permettendo, così, di far vedere la RAI e gli altri canali, sia con il decoder Xdome che con tutti i decoder common interface?
Alla luce di queste novità lo switch off sarebbe facilitato e si garantirebbe la libertà di scelta di ogni consumatore di organizzare il proprio salotto come vuole. Non servirebbe un' istruttoria dell'Agcom sullo stato dei decoder ma basterebbe preoccuparsi di garantire la visione di TivùSat sui decoder di SKY che da sempre sappiamo non rispettosi delle normative.
Ora il problema è far presto perché dal 24 settembre al 1 dicembre, chiude l'analogico per tantissimi italiani e bisogna garantire corretta informazione, minima spesa e libera scelta.



martedì 15 settembre 2009

Carissimo Lorenzo Gennari

Il suo commento ad un mio precedente post dedicato ad un suo articolo scritto su pubblica amministrazione.net merita sicuramente una risposta.
Per prima cosa la ringrazio per l’attenzione dedicata e mi spiace che se la sia presa, non èra mia intenzione e me ne scuso.
Siamo in pieno Switch off e la corretta informazione è indispensabile e se è rivolta agli appartenenti della P.A. deve essere, a mio avviso, ancora più circostanziata. Ecco perché ho ritenuto opportuno scrivere ciò che ho scritto.
Lei titola il suo articolo con la frase "zappermania" ingiustificata. Non credo il mio sia pregiudizio ma è nel suo titolo che c’è un giudizio molto forte che, in qualità di difensore dei diritti dei consumatori, non posso accettare e devo respingo al mittente. La zappermania è giustificatissima!
Come Adiconsum ha scritto in tutti i suoi documenti lo Zapper è il decoder naturale per il passaggio al digitale e quello MhP è il decoder accessoriato che, come lei appunto dice, permette di avere accesso a contenuti premium. Stia tranquillò, i consumatori interessati sanno molto bene come si fa per vedere la pay tv, in questo caso, infatti, la comunicazione non manca. Forse, però, fino a poco tempo fa non sapevano che per continuare a vedere la televisione si poteva utilizzare anche di un decoder più economico. E’ per questo che concordavo con lei per la scarsa informazione fino ad ora data in merito alla tv digitale. Ma evidentemente anche su questo abbiamo idee diverse.
Dopo tante battaglie (rappresento il CNCU nelle sedi istituzionali) si è riusciti , comunque, a farlo capire anche a quella P.A. che lei ha tanto a cuore, infatti ,il Ministero dello sviluppo economico settore comunicazioni, ha decido di testare proprio gli zapper e di informare i cittadini in merito attraverso il proprio sito www.decoder.Comunicazioni.it Ecco perché ora si vendono tanti zapper.
Spero quindi di aver in parte chiarito e sicuramente non era mia intenzione far cambiare le sue idee ma solo precisare cosa vogliono i consumatori.

TV via satellite: le decisioni Agcom aiutano gli utenti ma non basta.

Devo manifestare soddisfazione per le decisioni prese ieri dal Presidente dell'Agcom, Calabrò, sul caso TivùSat/Sky. Non si può fare concorrenza fra piattaforme televisive utilizzando i sistemi di trasmissione, questo il succo del provvedimento deciso ieri dal consiglio e corrisponde esattamente alle tesi espresse da Adiconsum. Conseguenza è che TivùSat non deve fornire, con la sua smart card, canali a pagamento e deve offrire i propri servizi a tutti coloro che ne fanno richiesta a condizioni eque, trasparenti e non discriminatorie, quindi niente concorrenza a SKY.
Si è decisa anche l'apertura di un'istruttoria nei confronti di RAI per verificare se è stato rispettato il contratto di servizio. Non c'è che dire un buon inizio, soprattutto se le decisioni prese si trasformeranno in azioni positive per i consumatori.
Questo è il punto. Ora si vedranno, con il decoder di SKY, tutti i canali criptati di Tivù, compresa la RAI? Verrà fatta un'analisi dei decoder in circolazione che non rispettano il diritto alla visone di tutti i programmi, in chiaro e criptati, con un solo decoder? Ci sarà finalmente chiarezza sulle modalità di criptatura dei programmi evitando differenze fra piattaforma terrestre e le altre piattaforme?
Sicuramente il lavoro dell'Agcom non è finito con le decisioni di ieri ma deve continuare con iniziative, speriamo, finalizzate al controllo del rispetto della neutralità tecnologica. Adiconsum, continua, ovviamente, il suo impegno depositando presso l'Agcom un esposto nel quale si denunciano i soprusi fino ad ora subiti dai consumatori e si chiedono sanzioni per i responsabili, auspicando l'intervento risolutorio da parte dell'Agcom. La partenza è buona speriamo che il proseguo dell'azione dell'autorità garantisca sul serio la parte debole, cioè il consumatore.

sabato 12 settembre 2009

COME CONVINCERE CHI LAVORA NELLA P.A. A NON FAR COMPRARE GLI ZAPPER


Da non credere. Siamo in pieno Switch off delle trasmissioni analogiche e il sito PUBBLICA AMMINISTRAZIONE http://www.pubblicaamministrazione.net/governance/news/1988/tv-digitale-la-zappermania-ingiustificata.html pubblica un articolo che rimprovera i cittadini che comprano gli zapper (i decoder digitali, economici, che non permettono la pay tv) anziché i decoder più costosi, con inclusa la tv a pagamento. Sbalorditivo! L'articolo conclude "Insomma, i 785 mila zapper venduti nel solo mese di giugno (quasi il doppio dei 422mila televisori con digitale terrestre integrato venduti nello stesso mese) sono stati, in molti casi, una tassa inutilmente pagata per il passaggio al digitale, dovuta alla scarsa informazione."
Ci dice che sono soldi spesi male perché non attrezziamo le nostre case con la pay tv e l'interattività. Lorenzo Gennari, autore dell'articolo, dimostra anche una forte incompetenza, infatti mette in relazione zapper e televisori con decoder integrato senza sapere che sono la stessa cosa, visto che, anche, i decoder dei televisori non sono MhP e non permettono la Pay tv. Sul fatto che il passaggio alla tv digitale, nelle condizioni italiane, forse è una tassa inutile possiamo essere in accordo e soprattutto siamo in accordo con l'affermazione di una scarsa informazione, peccato che la colpa è proprio dell'Amministrazione Pubblica. Chi scrive si rivolge agli appartenenti della P.A. ed è molto preoccupato perché non si è capita una sacrosanta verità: si passa al digitale solo per promuovere la pay tv del presidente in concorrenza con quella del magnate australiano. Almeno un verità nell'articolo c'è.

lunedì 31 agosto 2009

Caro Calabrò ti scrivo......

Roma, 27 agosto 2009

Al presidente dell’Autorità Garante per le Comunicazioni
Corrado Calabrò
Oggetto: richiesta intervento urgente piattaforma satellitare

Egregio Presidente,

Le scriviamo per sollecitare il suo intervento in merito alla tv digitale trasmessa attraverso la
piattaforma satellitare. Siamo subissati di lettere e reclami dei consumatori che lamentano
l’impossibilità di vedere i programmi televisivi della RAI e degli altri operatori Televisivi
nazionali attraverso il decoder satellitare. Come Ella sa, tutto origina fondamentalmente dal 31
luglio, data che sancisce l’inizio delle trasmissioni della nuova piattaforma Tivù sat, che utilizza
l’accesso condizionato Nagravision e l’uscita della RAI dalla piattaforma SKY che, non
utilizzando più la codifica NDS, impedisce di fatto di vedere i programmi criptati per la
mancanza di diritti per l’estero. Con questa nostra non vogliamo entrare nei tecnicismi della
materia che ci riserviamo di fare con una richiesta formale per l’apertura di un’azione
sanzionatoria, ma vogliamo invece sollecitare un Suo intervento, immediato, a tutela dei diritti
dei consumatori. La delibera 216/00/cons, voluta dal suo predecessore su richiesta di questa
associazione, per garantire i cittadini, alla visione con un solo decoder di tutti i canali in chiaro
e criptati è incomprensibilmente non rispettata, nella completa indifferenza dell’Autorità .
Atteggiamento inspiegabile visto che, proprio, nel rispetto di questa vostra delibera si è
sviluppata la piattaforma terrestre che , infatti, permette di utilizzare un unico decoder per
vedere programmi codificati e in chiaro. Non riusciamo a comprendere perché la piattaforma
satellitare non debba rispettare i medesimi criteri. Più volte, negli anni passati, abbiamo
sollecitato l’Agcom ad intervenire sul decoder di SKY che non rispettando la delibera 216
provocava uno squilibrio nella piattaforma satellitare. Purtroppo non c’è stato seguito alle
nostre richieste. Concorderà con noi che ora la situazione è aggravata da i numerosi Switch off
in corso che stanno costringendo le famiglie ad adeguarsi alla nuova televisione digitale con
enormi costi. Negare all’utente di poter scegliere liberamente la piattaforma trasmissiva e
potere continuare a vedere tutti i canali televisivi con il decoder in proprio possesso,
costringendolo all’acquisto di un nuovo decoder, specifico per Tivùsat, è un vero sopruso.
L’autorità ha il dovere di intervenire e regolamentare la questione con gli strumenti che Lei
stesso ha integrato nel marzo 2009, ci riferiamo alla delibera 216/00/cons che di conseguenza
è in piena validità.
Prendiamo atto dalla stampa che ha aperto un’istruttoria sul caso in oggetto ma riteniamo che
come usualmente accade, occorrerà molto tempo prima che si trovi una soluzione che elimini il
danno agli utenti. Le chiediamo, quindi, di prendere un provvedimento con urgenza che
ristabilisca la situazione precedente al 31 luglio, tenendo anche conto che i decoder per vedere
Tivùsat sono introvabili. Inoltre le chiediamo di convocare il tavolo permanente con le
associazioni consumatori per discutere la problematica.
Le ripercussioni più gravi sono ovviamente per l’oscuramento dei programmi del servizio
pubblico RAI che devono assolvere ai compito di servizio universale, ma come potrà evincere
dallo schema qui allegato, tutti i broadcaster oscurano, con modalità diverse i vari canali,senza
alcun rispetto delle normative, dimostrando che la motivazione non è solo di diritti esteri ma
anche di scelte commerciali, come accade per RAI4, IRIS e MTV, provocando solo danno ai
consumatori che non riescono ad utilizzare il maggior mezzo d’informazione in modo libero ed
esaustivo.
In attesa di un sollecito riscontro porgiamo distinti saluti.
Paolo Landi
Segretario generale Adiconsum
ASSOCIAZIONE DIFESA CONSUMATORI E AMBIENTE
Promossa nel 1987 dalla Cisl
SEGRETERIA NAZIONALE
Via G.M. Lancisi 25 – 00161 Roma • Tel. +39 0644170222-3 • Fax: +39 0644170230
www.adiconsum.it • e-mail: ufficiostampa@adiconsum.it • C.F. 96107650580
ALLEGATO:
CODIFICHE UTILIZZATE DAI VARI CANALI SU SATELLITE:
RAI
• RAI1, RAI2, RAI3 sono trasmessi, per i programmi privi di diritti all’estero, solo con
codifica Nagravision visibili esclusivamente su piattaforma TivùSat
• RAI4 è sempre criptato in Nagravision visibile esclusivamente su piattaforma TivùSat
• RAIsport, RAIgulp, RAIStoria ed Edu sono sempre in chiaro.
MEDIASET
• Canale5, Rete4, Italia1, per i programmi privi di diritti all’estero, sono criptati con
Nagravision visibili esclusivamente su piattaforma TivùSat
• IRIS e BOING sempre criptati in Nagravision visibili esclusivamente su piattaforma
TivùSat
TELECOM
• LA7, criptata in Nagravision e visibili esclusivamente su piattaforma TivùSat; criptata
in NDS visibile solo con decoder SKY anche con abbonamento scaduto.
• MTV è criptata in NDS visibile solo con abbonamento SKY;

sabato 22 agosto 2009

RAI-SKY: la situazione vista da Salvagente

La Rai cripta: 168 eventi spariti in 20 giorni, l'Agcom deve imporre il decoder unico
Non succede solo con gli sport, ma anche film e fiction. Parla Vergari (Adiconsum).
Michela Rossetti
L’ultimo “scherzetto” della Rai è avvenuto giovedì scorso, quando gli spettatori con il decoder di Sky, sintonizzati su Rai3, non hanno potuto vedere Lazio-Elfsborg, l’atteso match dell’Europa League. Niente da fare, il segnale era criptato, e la partita non c’era. Non è stato naturalmente un bel momento per gli italiani che non riescono a ricevere in analogico; e per quelli tra questi che, avendo già in casa il decoder di Sky, non hanno acquistato quello per il digitale terrestre. Ancora, non hanno potuto assistere alla partita neanche gli italiani che il digitale terrestre magari lo volevano, ma che non riescono a riceverlo e non lo riceveranno mai perché il segnale non arriva. E si tratta di 3 milioni di utenti. Insomma, è caos. Anche perché le trasmissioni criptate dalla Rai, ultimamente, non sono poche. “Non si è potuta vedere la finale di Supercoppa a Pechino, l’amichevole della Juve con il Villareal, e anche il telefilm Due Uomini e mezzo”, ci scrive Giuseppe Tardio, lettore del Salvagente, deluso dalle ultime scelte della tv pubblica.


La guerra con Sky danneggia anche gli ascolti Rai
Per di più, come scrive Aldo Fontanarosa su Repubblica; la guerra con Sky danneggia in primo luogo la tv pubblica: "RaiTre in affanno in prima serata, quella che più conta. RaiDue in affanno al mattino (quando davanti alla tv ci sono i bambini) e nel pomeriggio dei telefilm. Assomiglia a una falsa partenza, in termini di ascolti, - scrive Fontanarosa - la decisione Rai di oscurare alcuni programmi sui decoder Sky. I numeri dell'Auditel parlano infatti di cali di ascolti che, nel caso della Terza rete, possono arrivare all'1,4%.
L'oscuramento dei programmi è effetto della nuova guerra che oppone la tv di Stato a Sky. La prima battaglia si è consumata sui 6 canali di Raisat che la tv pubblica confezionava per Sky: la loro fornitura è stata interrotta il 30 luglio.
La seconda battaglia si consuma ora sull'oscuramento. Sono negati a Sky tutti gli eventi per i quali la Rai non abbia anche i diritti di trasmissione per l'estero. In 19 giorni - tra il 2 e il 20 agosto - lo schermo blu è comparso già 168 volte: colpiti e affondati 19 eventi di RaiUno; 23 eventi di RaiTre; addirittura 126 di RaiDue".

Trasmissioni criptate: la Rai può farlo, ma…
Fin qui la sintesi di Repubblica. Ma la Rai non è forse tenuta, come prevede il Contratto di servizio che scade il 31 dicembre 2009, a garantire i suoi canali analogici su tutte le piattaforme? “Certo”, risponde Mauro Vergari, responsabile Adiconsum del settore media digitali e Ict. “Ma la questione non è così semplice. La Rai può criptare quelle trasmissioni per le quali Viale Mazzini ha i diritti ‘domestici’, come film di prima visione televisiva e partite di calcio, e per le quali è obbligata alla trasmissione solo nazionale, mentre le parabole captano il segnale in tutta Europa. D’altronde, è una pratica largamente usata anche da Mediaset”.


Un decoder multiscript risolverebbe il problema
A rimetterci, però, sono gli utenti. “Esattamente. Ma la soluzione esiste. E si chiama decoder unico, o meglio ‘multiscript’. Sky dovrebbe aprire il proprio decoder ad altre codifiche, rinunciando al decoder di proprietà; oppure entrare nella codifica di Tivùsat. In questo modo, la Rai sarebbe visibile anche dagli utenti di Sky”.

La soluzione? L’Agcom dovrebbe imporre il rispetto della legge
Il problema - continua Vergari - è che questo dovrebbe già succedere, perchè la legge è chiarissima. Si chiama “delibera 216/00”, ed è stata firmata dell’Agcom. “Una delibera, però, che è rimasta lettera morta, nonostante diversi esposti, tra cui anche quello di Adiconsum”.
Vergari non ha dubbi: “Il settore televisivo, al momento, è una giungla, e servirebbe un Authority in grado di mettere ordine, cosa che al momento l’Agcom non sembra davvero in grado di fare”.

venerdì 7 agosto 2009

RISPOSTA A MASI SUL DECODER UNICO


IL DECODER TIVU’SAT NON E’ NEI NEGOZI, LA RAI NON SOPENDA IL SERVIZIO PIUBBLICO.

AGCOM CON LA SUA INERZIA CREA INSTABILITA’

NEL MERCATO TELEVISIVO A DANNO DEGLI UTENTI.

Adiconsum ha verificato che nei maggiori centri di elettronica il decoder TivùSAt non è in vendita. Per il momento, quindi la RAI non escluda i propri canali dal decoder di SKY e continui a garantire la visione integrale dei programmi, come prevede il contratto di servizio. La RAI garantisca la visione a tutti gli utilizzatori della piattaforma satellitare fino a quando i decoder per TivùSat non saranno pervasivamente diffusi nei negozi e se vuole il decoder unico, faccia quanto in suo potere per ottenerlo, anche insieme alle associazioni consumatori.

Come non essere d’accordo con quanto ribadisce il direttore generale della Rai, Mauro Masi nel documento in cui spiega l'iter della trattativa con Sky per il rinnovo del contratto per Raisat: “Se ci fosse il decoder unico ed il telecomando unico sarebbe un bene per tutti ed il problema della competizione tra piattaforme si risolverebbe unicamente nella competizione tra gruppi televisivi. Ma non dipende da Rai. Dipende invece da Sky per il motivo che Sky, a differenza di quanto avvenuto per Tivusat, non mette a disposizione dell'industria le proprie specifiche tecniche e dunque i produttori di decoder non possono prevedere anche l'uso di Sky''.

Fino ad ora però dove era la RAI? Perché non si è adoperata nei confronti dell’Agcom affinché, in applicazione con le sue stesse delibere , regolarizzasse il mercato satellitare, rendendo reale quel famoso decoder unico come avviene nel digitale terrestre?

Troppo comodo parlare ora, facendo credere che la colpa della competizione fra gruppi televisivi attraverso l’uso delle piattaforme trasmissive sia solo di SKY. Solo Adiconsum ha denunciato, nel passato il comportamento scorretto di SKY, con il suo decoder non rispondente alle regole. L’Agcom non è mai intervenuta.

Sarebbe ora che si faccia chiarezza visto che Leone, vice di Masi, ha dichiarato che la scelta di uscire da SKY è strategica per impedire che con l’avvento della tv digitale la pay tv possa crescere fino a 9 milioni di abbonati e che, quindi, per contenere le perdite e mantenere con il digitale terreste il predominio del telecomando generalista su quello della pay tv, occorrera' anche sottrarre alla piattaforma di Sky le prime tre reti Rai.

Se è vero che il decoder unico sul satellite sarebbe un bene per tutti ci si metta velocemente all’opera.

I consumatori , in questo periodo di switch off, hanno diritto a certezze. Devono poter utilizzare liberamente tutte le piattaforme trasmissive ed usare la piattaforma satellitare nello stesso modo come usano quella terrestre, cioè con un solo decoder.

Basta proclami e accuse, si facciano rispettare le regole.