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Roma, Roma, Italy
Nato a Roma 23 settembre del 1960, laurea in scienze motorie. Dal 1993 mi interesso alla tv satellitare come strumento di crescita culturale. Fondo il gruppo Club Amatori Sat poi detto MOVIMENTO ITALIANO TELEUTENTI SAT riconosciuto da EUTELSAT. 13 gennaio 1998 aderisco ad ADICONSUM come resp. del settore NUOVE TECNOLOGIE. Dal 2008 anche del settore telecomunicazioni. Scrivo numerosi articoli, due guide del consumatore dedicate alla tv satellitare e alla banda larga. Ottobre 2008 rappresento il CNCU nel "Panel sulla tv digitale" di confindustria e nel CNID coordino il gruppo "comunicazione e assistenza utenti"; Ideatore del progetto itinerante DIGITALE CHIARO, per 3 anni in giro per l'Italia spiegando il passaggio alla tv digitale. Sono conciliatore Telecom, Wind,Fastweb, Vodafone, Teletu, Alitalia. Nel 2012 Realizzo il progetto DIFENDI IL TUO AVATAR per sensibilizzare gli utenti su come proteggere la propria identità in rete. Dal 2013 rappresento il CNCU "nel tavolo dedicato alle interferenze LTE".Da 17/5/13 al4/12/14 sono segretario dell' Adiconsum Roma Capitale - Rieti e Lazio.

giovedì 3 giugno 2010

Trasmissione su REPUBBLICA TV dedicata alla Banda Larga

Consumi e Costumi di Giovanni Valentini ''Mi si è ristretta la banda larga''
(3 giugno 2010)

Con Antonio Sassano, docente di Ingegneria, Mauro Vergari, responsabile Nuove tecnologie Adiconsum. In collegamento telefonico Paolo Gentiloni, responsabile Comunicazione PD. Conduce Giovanni Valentini



lunedì 26 aprile 2010

Aziende telefoniche: ora basta!

Indispensabile costruire un vero rapporto di fiducia fra consumatori e aziende.
Occorre realizzare organismi permanenti e bilaterali.

Sono anni che Adiconsum denuncia il pessimo rapporto fra aziende e consumatori nel settore delle TLC, Agcom ha sancito l’ulteriore conferma. Dopo le 56 sanzioni inflitte dall’antitrust nel 2009 alle aziende delle TLC , venerdì scorso è arrivata l’ennesima condanna, questa volta dall’Agcom, di ben 932mila euro inflitta agli operatori di telecomunicazioni per comportamenti illegittimi e quindi mancato rispetto dei diritti dei consumatori. Colpite le aziende più famose, Telecom Italia, H3g, Wind, Fastweb,Tiscali e Opitel-Tele2 (oggi Teletù).
Ormai gli utenti sono prevenuti e non si fidano di nessuno. I consumatori italiani sono consapevoli che con le aziende di telefonia, prima o poi, si prende la fregatura e soprattutto sono rassegnati al fatto che se devono reclamare per affermare i propri diritti, non sarà cosa facile. La determinazione delle aziende scaturisce dal fatto che gli italiani non rinuncerebbero mail all’uso del cellulare. Se si poteva pensare che ci si trovava di fronte a fantasie delle associazioni consumatori, ora è arrivata puntuale la conferma di Agcom che ha deliberato dopo una lunga attività di verifica. La sanzione è arrivata proprio per condannare il comportamento assunto dalle aziende di telefonia nei confronti dei consumatori che segnalano un reclamo. Nonostante le delibere dell’Agcom, volute con forza dalle associazioni consumatori, garantiscano modalità idonee a salvaguardare il diritto al reclamo e alla soluzione delle controversie, le aziende hanno continuato a far finta di niente. I call center non hanno fornito agli utenti ne il codice identificato dell’operatore che risponde ne il codice della pratica di reclamo. Due piccole omissioni che di fatto impediscono la gestione del contenzioso e costringono il consumatore a ricorre alla vecchia raccomandata che allunga di tanto la soluzione di qualsiasi problema. H3g ha pensato bene di aggravare la situazione. Le associazioni consumatori, durante i numerosissimi incontri con l’azienda ha sempre chiesto di mettere fine al call center a pagamento, con un costo di ben 0,33 euro, senza ottenere risultato. Ora, finalmente, Agcom ha multato e diffidato H3g dal proseguire in tale comportamento. Le condanne, inoltre, sono arrivate anche per mancato interruzione della portabilità quando manifestato il diritto di recesso e per portabilità avvenuta senza richiesta.
Ormai quindi è palese che le aziende di telefonia cercano in tutti i modi di evitare le regole che permetterebbero al consumatore di esercitare i propri diritti. Ora basta! Non sono più sufficienti gli uffici di relazioni esterne creati per avere rapporti con le associazioni consumatori, perdono di efficacia i protocolli sottoscritti per la realizzazione delle conciliazioni paritetiche che, peraltro, servono solo alle aziende per pulirsi l’immagine, sono marginali gli incontri che periodicamente le aziende realizzano per far conoscere alle associazioni consumatori le proprie strutture.
E’ necessario ristabilire la fiducia fra consumatori e operatori attraverso la realizzazione di organismi permanenti e bilaterali. Occorre costruire luoghi dove si possa dialogare fra le parti, i rappresentati dei consumatori da un lato e i rappresentati delle aziende dall’altro. Non luoghi consultivi ma operativi, tesi alle realizzazioni di uffici che aiutino a normalizzare il mercato e a riconciliare il consumatore verso le aziende di cui non si fida più. La politica e le istituzioni devono prendere coscienza che occorre dare un nuovo impulso al consumerismo italiano promuovendo e partecipando a strutture permanenti, finanziate con i soldi pubblici e delle aziende interessate, che siano al servizio del cittadino per garantirei suo diritti e riequilibrare il mercato con una corretta concorrenza. Strutture dedicate alla conciliazione paritetica, un luogo unico dove conciliare attraverso le associazioni consumatori con tutte le aziende aderenti, raggiungibile sia on line che attraverso sportelli collocati nei negozi delle aziende. La realizzazione di un osservatorio del mercato per trovare le soluzioni condivise alle eventuali storture del mercato. Preoccuparsi della formazione e dell’informazione sia dei consumatori ma soprattutto degli operatori legati alle aziende.
Le tante sanzioni, fino ad ora, inflitte, dimostrano che non sono uno strumento sufficiente a far cambiare comportamento agli operatori ma soprattutto non servono a garantire i cittadini costretti a subire passivamente continue vessazioni. Occorre aprire, al più presto, un confronto fra le parti per arrivare a soluzioni condivise evitando le forti contrapposizioni che naturalmente si creerebbero se regnasse l’inerzia.

giovedì 22 aprile 2010

Precisazioni sulla vittoria al TAR per i diritti televisivi della LEGA CALCIO


Ieri il TAR ci ha dato ragione annullando la delibera dell'Antitrust che dava per buoni gli impegni della Lega calcio per l'assegnazione dei diritti di serie A e serie B.
Vorrei fare però alcune precisazioni che sicuramente fanno comprendere meglio il perchè si è scelto di occuparsi di questo argomento. Per prima cosa deve essere chiaro che la Lega calcio ha fino ad ora venduto i diritti del campionato in modo non corretto. Anche l'Antitrust lo ha ammesso e proprio in virtù di questo ha chiesto alla Lega di fare delle modifiche. I consumatori superficiali pensano che questo non sia un argomento importante. E' bene precisare che i diritti dei consumatori sono inserirti nei meccanismi che regolano il mercato. La concorrenza leale è indispensabile per un mercato sano, quindi le associazioni consumatori devono vigilare anche sul mercato affinché tutto avvenga in modo corretto. Non farlo vorrebbe dire far venire meno anche i diritti dei consumatori che non troveranno posto in un mercato stravolto e non rispettoso delle regole. Già questo giustifica il nostro operato al TAR. Se la Lega confezione la vendita solo per farla acquistare a SKY il mercato è ovviamente drogato e tutti dovremmo collaborare perchè ciò non avvenga mai, far finta di niente creerebbe un grave precedente. Le conseguenze, comunque, in realtà sono già presenti. SKY sul satellite fa da tempo ciò che vuole e lo sanno bene le migliaia di abbonati che hanno ricevuto vessazioni da SKY e non  sono riusciti a risolverle. Solo il fatto che per vedere il calcio occorre abbonarsi a canali che potrebbero non interessare, la dice lunga.
Se la Lega vendesse i diritti del campionato in modo corretto altri editori potrebbero acquistare tali diritti ed entrare in concorrenza. Noi consumatori, come avviene sulla piattaforma terrestre, potremmo scegliere la pay tv che più ci soddisfa e acquistare il pacchetto di partite più vicino alle nostre esigenze. Molto probabilmente la concorrenza fra più editori farebbe scendere anche i prezzi d'abbonamento. Avremmo dovuto mettere la testa sotto la sabbia e non lottare per ottenere questo?
Oltre ad Adiconsum il ricorso al TAR è stato avanzato anche da ContoTv. Uno degli editori che potrebbe acquistare partite altro SKY se la vendita avvenisse in modo corretto. ContoTV è evidente che ha interessi diversi dai consumatori, sicuramente commerciali, vuole tutelare i suoi diritti di imprenditore ed essere messo nella condizione di competere. Ritengo sia un diritto legittimo. Anzi è la dimostrazione che se tutto fosse fatto a regola d'arte nel mercato si affaccerebbero nuovi editori concorrenti a SKY. Alcuni possono pensare che Adiconsum faccia un piacere a Conto Tv che per di più è una tivù porno. Come precedentemente spiegato noi vogliamo che nel mercato ci siano tanti operatori che ora si chiamano ContoTV ed in futuro potrebbero essere altri. Ci siamo trovati a percorre un pezzo di strada comune che però ha destinazioni diverse. Anche sulla storia del porno voglio chiarire. Ricordo a chi legge che sono cattolico praticante ma, proprio per questo non faccio distinzioni e ghettizzazioni. Voglio inoltre ricordare che anche SKY fa tantissimo porno e nessuno ha alzato censure. Nel registro dell'Agcom ContoTV e SKY sono identiche, sono due Pay tv regolarmente registrate che effettuano programmazioni simili (Sport, intrattenimento e Sex) a tantissime tv a pagamento, l'unica differenza è nella proprietà, una è di un magnate australiano l'altra di un italiano. Altra critica è che se ci sono più tv a pagamento crescono i costi perchè occorrono più decoder e fare più abbonamenti. Non mi dilungo, la risposta che smentisce è sul digitale terrestre. Un solo decoder tantissime Pay tv, libera scelta d'abbonamento. Sul satellite non è così proprio perche SKY esercita una posizione dominante.
Il dibattito è aperta ma ora mi godo la vittoria di Davide contro Golia

martedì 6 aprile 2010

Anche ADICONSUM ricorre al TAR contro l'equo compenso

(C0municato Help Consumatori) Adiconsum, Altroconsumo, Assoutenti, Cittadinanzattiva, Confconsumatori, Movimento Difesa del Cittadino, Unione Nazionale Consumatori bocciano senza appello il decreto Bondi sull'equo compenso, con il quale è stato esteso il prelievo da parte della SIAE di una quota di prezzo destinato a remunerare gli autori per la copia privata, a tutti i dispositivi dotati di memoria (telefoni cellulari, hard disk, decoder, etc.). "Tradotto, ne aumenterà il relativo costo: di circa 4€ per una semplice pen drive, anche di 30€ per alcuni hard disk" sostengono le Associazioni che aggiungono: "Di questi tempi, a risentirne potrebbero essere i volumi di vendita".

Secondo le Associazioni "a parole, il Governo dichiara di voler sostenere la domanda, nei fatti introduce una nuova tassa sui consumi, pagata dai consumatori finali, ma che potrebbe portare ad una contrazione delle vendite a tutto svantaggio dell'industria di settore".

In sostanza - spiegano le Associazioni - quanto recentemente approvato a livello nazionale in tema di armonizzazione tra diritto d'autore e diritto del consumatore, risulta in palese contraddizione sia con la normativa Comunitaria in tema di aiuti di Stato, sia sotto il profilo del diritto amministrativo nazionale, in quanto lesivo della riserva di legge in materia tributaria. A trarne vantaggio, unicamente le casse della SIAE, che senza alcuno sforzo si vedono nella condizione di poter duplicare i propri introiti.

L'equo compenso - si legge nella nota congiunta delle Associazioni - rappresenta un'eredità di una cultura che fa ormai fatica ad adattarsi ad un contesto socio-economico e tecnologico cambiato, nel quale non solo molti consumatori utilizzano le nuove tecnologie, ma le stesse tecnologie digitali hanno dato vita a forme innovative di interazione sociale, rimettendo in discussione le logiche tradizionali della democrazia, della produzione e della rappresentanza.

Oltre che di merito, le critiche delle Associazioni dei Consumatori attengono anche al metodo con il quale si è giunto alla nuova disciplina, lamentando l'assenza di rappresentanti dei consumatori all'interno della Comitato permanente sul diritto d'autore cui è stato affidato il compito di rivedere la materia.

Per queste ragioni i Consumatori denunciano l'illegittimità del Decreto Bondi recante "Determinazione del compenso per la riproduzione privata di fonogrammi e di videogrammi", e plaudono alla decisione del commissario europeo alla concorrenza Joaquìn Almunia, che ha annunciato di aver aperto un'indagine.

domenica 28 febbraio 2010

La Rai fa pagare (21,60 euro) la smart card di Tivùsat, che il contratto di servizio prevede gratuita.


Ingannati gli abbonati e Agcom

Adiconsum chiede l’intervento urgente dell’Autorità


La RAI annuncia su Televideo che è possibile richiedere la smart card di Tivùsat, necessaria per vedere via satellite, integralmente, i programmi del servizio pubblico senza dovere acquistare il decoder.

Con questo annuncio la RAI assolve agli impegni presi con Agcom per chiudere l’istruttoria sulle trasmissioni criptate della RAI.

Adiconsum denuncia come la RAI abbia deciso di prendere in giro sia i cittadini che la stessa Agcom, perché fa pagare un servizio che il Contratto di servizio prevede gratuito (art. 31), con il risultato che i cittadini che non ricevono il segnale terrestre continuano ad essere vessati e a dover pagare di tasca propria per colpe che non hanno.

Oltre al danno, quindi, anche la beffa!

L’assurdo è che la spesa totale per il consumatore è uguale al costo del decoder certificato TivùSat!

Ogni consumatore oltre alla card (da 16,20 a 21, 60 euro in base alla modalità d’acquisto), infatti, deve comprare anche la Cam (69 euro) da introdurre nel decoder per un totale di € 90,60.

Adiconsum è convinta che tutto ciò sia stato stabilito a tavolino per rispettare gli impegni con Agcom, ma per non far cambiare nulla nei fatti.

Con il suo annuncio, la RAI vanifica le decisioni dell’Agcom. Infatti la RAI continua a dire che il funzionamento è garantito solo con i decoder certificati da Tivù e che il regolamento di servizio prevede ancora che la garanzia è fornita solo se la card è utilizzata con decoder certificati. È sempre più evidente che la RAI non ha nessuna intenzione di aiutare gli abbonati che non ricevono il segnale televisivo e soprattutto la RAI non vuole danneggiare le strategie commerciali (fatte di bollini e decoder certificati) decise con le altre aziende presenti in Tivù, Mediaset e Telecom.

Adiconsum ritiene che Agcom non può far finta di niente e deve intervenire con decisione per far rispettare correttamente gli impegni presi dalla RAI di garantire e favorire la visione dei propri programmi via satellite GRATUITAMENTE per chi paga la tassa di possesso del televisore e non riceve il segnale terrestre, offrendo medesime garanzie sia a quelle Smart card distribuite svincolate dal decoder che a quelle fornite con l’acquisto dei decoder certificati.

giovedì 18 febbraio 2010

TV DIGITALE: gli utenti denunciano la sparizione dei canali.



Adiconsum: “Regolare con urgenza l’ordinamento canali senza conflitti,
rispettando le abitudini dei consumatori e introducendo la tematicità”


Agire con urgenza o la tv digitale diventerà indigesta a milioni di consumatori. Nelle zone dove la visione della tv è solo in digitale è diventato difficile vedere i programmi. Improvvisamente i canali spariscono dalla televisione o dal decoder e diventa impossibile vederli anche rifacendo la risintonizzazione. Gli addetti ai lavori sanno che la colpa è dell’ordinamento automatico dei canali, il cosiddetto LCN.

Uno strumento tecnologico realizzato a favore dei consumatori per districarsi fra i tantissimi canali digitali è diventato il nemico numero uno per una corretta visione.

Tutto dipende dall’uso selvaggio di questo strumento che attualmente regge su un accordo fra le emittenti appartenenti al DGTV ma non rispettato da quelle non aderenti all’associazione. In assenza di sanzioni e regole definite, ogni emittente può scegliersi a suo piacimento la posizione da assumere sul telecomando, creando conflitti che moltissimi televisori e decoder gestiscono eliminando a propria scelta i canali. Televisori e decoder evoluti chiedono all’utente quale canale inserire fra quelli indicati sulla stessa numerazione, gli altri (quasi tutti i nuovi televisori) scelgono da soli che canale far vedere provocando la scomparsa dei canali scartati. Del problema è stata investita l’ Agcom che ha aperto un’istruttoria, alla quale anche le associazioni consumatori hanno partecipato, chiedendo unitariamente di impedire la presenza di conflitti e realizzare un ordinamento che rispetti le abitudini del consumatore.

Adiconsum ha fatto ancora di più: unitamente a CRTL ha presentato una propria proposta di ordinamento (http://docs.adiconsum.it/foto_articoli/a_1269.pdf) che oltre a vietare i conflitti, tranne nei casi dello stesso canale trasmesso in HD, propone la semplicità d’uso e la tematicità.

I consumatori già stanno vivendo con affanno l’incremento vertiginoso dei canal digitali, modificare, anche, le abitudini acquisite sull’uso del telecomando diventerebbe deleterio, soprattutto per le fasce più deboli , come gli anziani.

Adiconsum propone, quindi, di riprodurre dal numero 1 al numero 99 la situazione presente nell’analogico, prima dello switch off, che fra l’altro garantirebbe alle emittenti locali di mantenere la posizione acquisita da numerosi anni. In pratica le prime 8 posizioni sarebbero occupate dalle reti nazionali e di seguito le locali (quelle ancora presenti in digitale) come erano dislocate nell’assegnazione delle frequenze dal 21 al 69.

Dal 101, invece, si posizionerebbero i canali per tematicità, come ha sottolineato anche l’Antitrust affermando: infatti, l'organizzazione tematica, nella misura in cui attenua la centralità delle prime numerazioni, consente di mantenere una riserva di numerazioni di un certo interesse anche per potenziali newcomer”.

Adiconsum propone che dall’1 al 100 siano posizionati i canali presenti nelle precedenti numerazioni; dal 101 al 199 tutti i canali nati in digitale; dal 201 al 299 News; dal 301 al 399 Pay; dal 401 al 499 sport; dal 501 al 599 bambini; dal 601 al 699 cinema; dal 701 al 799 musica; dal 801 al 899 televendite; dal 901 al 999 radio.

Adiconsum chiede ad Agcom di deliberare al più presto l’ordinamento tenendo in considerazione le indicazioni dei consumatori .

Alle organizzazioni rappresentative delle emittenti private chiede di confrontarsi con la proposta avanzata da Adiconsum ed il Comitato Radio e TV locali, cercando di privilegiare, oltre i propri legittimi interessi aziendali, anche la corretta transizione alla tv digitale limitando il più possibile i disagi ai consumatori.


martedì 16 febbraio 2010

Internet mobile deve essere urgentemente regolato.



Basta pagare il non utilizzo.

Realizzare una carta dei servizi condivisa.

Internet mobile, quello con le famose chiavette, ha creato un nuovo modo di commercio: si paga anche il non utilizzo del servizio. Molti forse non se ne accorgono, ma le tariffe a tempo sono un bluff. Infatti, mentre si legge una pagina, si guardano foto o si visiona la propria posta, il tempo corre, ma non c’è connessione. Sono soldi regalati al provider.

Ad aggravare il tutto, poi, ci sono gli scatti di 15 minuti, sistema brucia tempo tutto italiano.

Ovviamente, come ogni cosa , c’è il rovescio della medaglia, le tariffe a tempo aiutano chi usa il P2P, peccato che tali metodi saturano le linee cellulari e quindi deve essere assolutamente limitato.

Il vero problema della connessione internet in mobilità è che non è uguale alla navigazione da posto fisso, non si possono fare le stesse cose e soprattutto non si può essere sempre connessi,

E’ ora che i gestori lo dicano con chiarezza agli utenti che vengono, invece, illusi da spot fantastici.

La dimostrazione è nella nuova tariffa di Wind che pubblicizza, illudendo gli utenti, una “navigazione senza limiti”, ma costringe il provider a limitare la velocità a 32 Kb dopo aver scaricato 1 Gb, altrimenti diventerebbe difficile telefonare con il cellulare.

Anche le velocità di connessione è frutto di mancanza di regole.

Proprio in questi giorni c’è la corsa ad annunciare le chiavette che raggiungono maggiore velocità.

Peccato che si tratti solo di “promesse” e di “velocità” raggiungibili in specifici luoghi coperti dalla rete implementata ai nuovi servizi.

Utilizzando una chiavetta in mobilità ci si accorge facilmente che la velocità varia di continuo: è lentissima in GPRS, poco lenta in EDGE, veloce in UMTS, velocissima in HSDPA.

Sarebbe, quindi, opportuno che le aziende di telefonia mobile dichiarassero la velocità media offerta dalla propria rete e indicassero con chiarezza come è costituita, permettendo ad ogni utente di sapere con esattezza dove troverà connessioni lente o veloci.

Agcom, che avrebbe il compito di regolare il mercato e garantire i consumatori, è lentissima nella sua azione (su internet fisso dopo tre anni deve ancora rendere operativo il controllo della qualità), rendendo inefficace il proprio lavoro e lasciando piena libertà alle aziende.

Chi ci rimette è sempre il consumatore.

Adiconsum, in alternativa alle indispensabili denunce all’Antitrust, chiede alle aziende di aprire un tavolo con le associazioni consumatori per realizzare una specifica Carta dei servizi condivisa che regolamenti il mercato di internet in mobilità, garantendo anche i diritti dei consumatori.



lunedì 25 gennaio 2010

CALCIO La decisione dell’Antitrust sui diritti televisivi delle partite di serie A e B non soddisfa i consumatori


L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato - dichiara Paolo Landi, Segretario Generale Adiconsum - ha chiuso troppo rapidamente l’istruttoria aperta nei confronti della Lega Calcio per la commercializzazione dei diritti televisivi delle partite di serie A e B, accontentandosi di accettare gli “impegni” presentati dalla Lega.

Adiconsum, che è intervenuta nel procedimento al fine di garantire una maggiore concorrenza sulla piattaforma satellitare (che offrirebbe più scelta e di conseguenza una riduzione dei prezzi), mettendo fine al monopolio di fatto praticato da SKY, non è affatto soddisfatta della decisione presa, che non aggiunge nulla in termini di ampliamento dell’offerta di trasmissioni televisive sul satellite.

La decisione dell’Antitrust - continua Pietro Giordano, Segretario Nazionale Adiconsum - che permetterà alle pay tv di acquistare per la Serie A anche le sintesi della durata massima di 10 minuti per ciascun tempo di tutti gli eventi del Campionato, trasmissibili subito dopo la fine degli incontri, non modificherà il mercato, perché riteniamo che non esistano consumatori disposti a pagare per vedere una sintesi.

Per la serie B, che fatica a trovare un mercato di consumatori interessato e che di conseguenza interessa meno a SKY, la Lega Calcio, invece, offre maggiori aperture mettendo in vendita alle pay tv ben tre pacchetti autonomi, dividendo le dirette delle partite e permettendo la vendita dei soli anticipi e posticipi.

Non riusciamo a comprendere l’atteggiamento dell’Antitrust di accettare “impegni” che non superano le contestazioni mosse dalla stessa Autorità alla Lega Calcio con l’apertura del procedimento, nonché la pratica dei “due pesi e due misure” adottata in relazione alla assegnazione dei diritti televisivi per la serie A e per la Serie B.

Secondo Adiconsum, la decisione dell’Antitrust in merito è tutta apparenza: le modalità di messa in vendita dei diritti televisivi di fatto non cambiano nulla, continuando ad impedire la comparsa sul satellite di nuovi operatori che facciano concorrenza a SKY.

Gli utenti televisivi del calcio dovranno, quindi, continuare a pagare gli abbonamenti all’unico prezzo imposto dal monopolista o a cambiare piattaforma trasmissiva.

venerdì 22 gennaio 2010

Telecom cerca di fare cassa e propone 9 euro per chi paga in ritardo



Telecom cerca di fare cassa
e propone l’inasprimento dei costi per chi paga in ritardo le bollette:
9 euro di penale, più interessi al 5.5%

Un aumento dal 25 al 40% per i consumatori



Il 20 gennaio Agcom convoca le associazioni consumatori per ascoltare il parere in merito a una proposta di variazione del contratto e riceviamo un amara sorpresa.

La proposta di Telecom di applicare una penale fissa di 9 euro, più interessi di mora fino al 5,5% per i ritardi di oltre 10 gg. nel pagamento delle bollette
- dichiara Paolo Landi, Segretario Generale Adiconsum – è gravissima! Telecom in questo modo intende solo fare cassa”

La proposta è inaccettabile - continua Pietro Giordano, Segretario Nazionale – Adiconsum, unitamente alle altre associazioni, ha espresso all’Agcom la sua piena contrarietà.

Nella telefonia fissa la media delle bollette va dai 30 ai 40 euro, con un peso percentuale enorme del canone fisso sull’intero importo. Gli aumenti prospettati da Telecom equivarrebbero ad un aumento medio che va dal 25 al 40% per i c.d. ritardatari.

Ma chi può affermare che siano effettivamente ritardatari i consumatori che non pagano alla scadenza? Com’è possibile appurarlo con un sistema postale di consegna delle bollette che non ha nessuna tracciabilità e che non consente di identificare la responsabilità del ritardato pagamento?

La proposta di Telecom scaricherebbe costi enormi sui consumatori, senza poter verificare se è Telecom che consegna le bollette in ritardo o se il ritardo nella consegna ai consumatori è addebitabile alle poste.

La proposta di Telecom oltre prevedere aumenti secchi (9 euro) che sotto la scusa di spese amministrative, finisce con l’applicare un costo iniquo a carico degli utenti ed, inoltre, è priva di fondamento economico prevedendo anche un incremento dell’attuale tasso di interesse, in presenza di un bassissimo costo del denaro.

È palese il tentativo di far cassa colpendo chi ritarda i pagamenti per necessità, distrazione, ritardato o mancato recapito del bollettino o reclamo in corso.

Adiconsum chiede all’Agcom di respingere tali richieste di Telecom e sottolinea anche la scorrettezza di Telecom nell’aver preso una decisione unilaterale, senza consultare chi rappresenta gli utenti.

giovedì 21 gennaio 2010

L’aumento di 2 euro richiesto ai clienti di Mediaset Premium è contrario alla legge.


Adiconsum scrive a Mediaset e minaccia un’azione inibitoria

Dal 1° febbraio Mediaset innalza il costo dell’abbonamento Easy Pay di Mediaset Premium di 2 euro al mese per la visione di 2 nuovi canali dedicati al cinema “Premium Cinema Emotion” e “Premium Cinema Energy”, gratuito fino al 31 gennaio.

Mediaset, per comunicare l’aumento, ha scelto di inviare nelle case dei propri clienti un depliant informativo che, fra varie notizie, informa anche che dal 1° febbraio 2010 i due nuovi canali dedicati al cinema (ora gratuiti) resteranno attivi sulla tessera con maggiorazione di un esborso economico di 2 €, salvo disdetta che il cliente ha l’onere di inviare mediante lettera raccomandata A/R oppure tramite telefonata ad numero verde di cui peraltro non è prevista la tracciabilità e che spesso risulta occupato.

La procedura usata è contraria al Codice del Consumo che all’art. 57 dispone: “Il consumatore non è tenuto ad alcuna prestazione corrispettiva in caso di fornitura non richiesta. In ogni caso l’assenza di risposta non implica consenso del consumatore”. La posizione di Mediaset viene aggravata dal 2° comma dello stesso articolo che specifica come tale procedura costituisca pratica commerciale scorretta.

Occorre anche precisare che le informazioni contenute nel depliant “Premium per Te” riguardanti la modifica/integrazione delle Condizioni Generali di Fornitura del Servizio Mediaset Premium non contengono le indicazioni circa le specifiche clausole contrattuali oggetto di modifica, rendendo impossibile o estremamente difficile al consumatore esercitare eventualmente il proprio diritto di recesso totale dall’abbonamento senza costi.

Adiconsum ha chiesto a Mediaset di adeguarsi immediatamente alla legge, altrimenti provvederà a tutelare l’interesse dei consumatori con un’azione inibitoria.

Adiconsum consiglia quindi i consumatori che non vogliono i due nuovi canali dedicati al cinema di non fare nulla. Mediaset non può procedere al prelievo di 2 euro, se non ha ottenuto da parte dei suoi clienti l’espressa volontà ad acquistare i nuovi canali.

Se ciò dovesse avvenire, Adiconsum rimane a disposizione di tutti i consumatori che vorranno segnalare eventuali prelievi per l’attivazione di servizi non richiesti sulla card Mediaset Premium.


mercoledì 20 gennaio 2010

Adiconsum manifesta preoccupazione per l’abolizione dell’audizione pubblica per la stesura del nuovo Contratto RAI 2010

La società civile, comprese le associazioni consumatori, non ha strumenti per esprimere le proprie proposte



Il servizio televisivo pubblico è per tutti,

le decisioni non possono essere prese da pochi


Per la realizzazione del nuovo Contratto di servizio, 2010-2013, che regola i rapporti fra la RAI e il Governo - dichiara Paolo Landi, Segretario Generale Adiconsum - si è tornati indietro abolendo l’audizione pubblica, aperta alla società civile, introdotta dal ministro Gentiloni che caratterizzò la stesura del precedente contratto, ora in scadenza.

Il nuovo contratto sta per essere firmato, ma è stato discusso solo da esponenti della RAI e del Governo. Non ci sono state audizioni di nessun tipo e i cittadini, quindi, dovranno accettare passivamente quanto verrà deciso.

Sicuramente un cambio di rotta - continua Pietro Giordano, Segretario Nazionale Adiconsum - che non ci aspettavamo e che evidentemente vuole evitare le eventuali critiche che si potrebbero avanzare.

Il testo è blindato e non se ne sa nulla, tranne alcune indiscrezioni trapelate dagli organi di stampa.

Nonostante Agcom nelle sue linee guida indichi che “la Rai, dovrà consultare periodicamente le associazioni dei consumatori sul grado di soddisfazione degli utenti”, allo stato attuale - continua Giordano - nessuno ha sentito la necessità di ascoltare il parere delle associazioni rappresentative degli utenti in merito al contratto che si vuole approvare.

Tanto più che è in corso la transizione al digitale e che sempre l’Agcom, nelle sue linee guida alla stesura del contratto, rivolge pressanti inviti alla Rai a coinvolgere adeguatamente gli utenti di volta in volta interessati dalla transizione. Coinvolgimento disatteso in fase di stesura del contratto, che non lascia ben sperare neanche per il futuro.

Chiediamo l’apertura, al più presto, di un confronto per fornire un parere costruttivo sul prossimo contratto in modo che la televisione possa confermarsi non solo mezzo di diffusione di massa, ma strumento fondamentale al servizio della collettività e non privilegio solo di pochi.

lunedì 11 gennaio 2010

UN LCN A MISURA DI UTENTE

Questa mattina abbiamo presentato all'Agcom una proposta per un nuovo ordinamento automatico dei canali nei decoder digitali, per evitare la confusione che ancora oggi regna sovrana e che fa sparire molti programmi dai televisori italiani. Ci siamo incontrati con un'associazione di tv locali, CRTL, e il gioco è fatto. Parlando senza dietrologie si trovano spesso soluzioni utili e così è avvenuto. Ecco la nostra proposta che si basa su principi semplici: vietare i conflitti tranne, quelli utili per l'HD, riprodurre le abitudini che tutti hanno maturato in anni di uso della televisione e far nascere la voglia di guardare i i nuovi canali nati in digitale.

Ecco il comunicato stampa:

L’Adiconsum in rappresentanza del CNCU ed il Comitato Radio TV Locali (CRTL), hanno presentato oggi all’AGCOM una proposta congiunta in merito alla questione dell’ordinamento automatico dei programmi (Logical Channel Number – LCN) nella piattaforma televisiva digitale-terrestre, attualmente in discussione presso l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni che ha aperto un’apposita istruttoria.

Il documento suggerisce al Garante una proposta di ordinamento che salvaguarda l’utenza che attualmente non è in grado di ricercare – o, quanto meno, di ritrovare facilmente – i programmi e le emittenti locali da un ingiusto confinamento a posizioni remote sul telecomando rispetto ai nuovi canali nazionali.

Adiconsum:

“L’ordinamento automatico dei canali deve essere al servizio del consumatore e deve facilitare l’accesso alla tv digitale. Attualmente, a causa dei numerosi conflitti che vedono più canali sulla stessa numerazione e dall’assenza di controlli, LCN provoca un’ulteriore costo per l’intervento di un’ antennista. Nelle aree già passate al digitale, non si trovano più i canali che si era abituati La proposta avanzara all’agcom si basa su due fondamentali principi: eliminazione dei conflitti e rispetto delle abitudini dei consumatori.

CRTL:

“Vogliamo salvaguardare oltre vent’anni di avviamento delle TV Locali. La proposta di DGTVi sull’LCN crea un ingiusto vantaggio per le vecchie e nuove tv nazionali e per qualche tv locale” .

Il documento inviato all’Agcom prevede:

1. di riprodurre nel primo blocco di numeri (1-99) della piattaforma digitale l’ordinamento già presente nell’ambiente analogico, riproducendo, il più fedelmente possibile, la posizione sul telecomando dei vari canali ricevuti in tecnica analogica, ponendo quindi nei primi numeri i canali nazionali e nei successivi i canali delle tv locali nell’ordine della popolazione servita con le frequenze analogiche utilizzate. L’ordinamento deve comunque, rispettare criteri equi, trasparenti e non discriminatori (tale non è certamente il criterio di cui si discute e che fa riferimento alle graduatorie CORECOM per l’erogazione di contributi pubblici alle emittenti, graduatorie formate secondo criteri che non hanno alcun nesso con il grado di affezione dell’utenza all’emittente);

2. di introdurre la numerazione a 3 cifre (dalla posizione 100 in poi) per tutti i rimanenti canali, introducendo la tematicità e valorizzando i nuovi canali eserciti solo in tecnica digitale (vedi allegato);

3. di eliminare qualsiasi conflitto, tranne per medesimi canali trasmessi in alta definizione;

4. di garantire l’uniformità dei criteri di ordinamento, compatibilmente alle singole caratteristiche tecniche, a tutte le piattaforme trasmissive in considerazione del livello di diffusione di dette piattaforme verso l’utenza; con tale accorgimento i canali trasmessi su più piattaforme possono essere facilmente trovati dall’utente, perché ordinati con il medesimo numero, indipendentemente dalla piattaforma utilizzata, nel rispetto della neutralità tecnologica.