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Roma, Roma, Italy
Nato a Roma 23 settembre del 1960, laurea in scienze motorie. Dal 1993 mi interesso alla tv satellitare come strumento di crescita culturale. Fondo il gruppo Club Amatori Sat poi detto MOVIMENTO ITALIANO TELEUTENTI SAT riconosciuto da EUTELSAT. 13 gennaio 1998 aderisco ad ADICONSUM come resp. del settore NUOVE TECNOLOGIE. Dal 2008 anche del settore telecomunicazioni. Scrivo numerosi articoli, due guide del consumatore dedicate alla tv satellitare e alla banda larga. Ottobre 2008 rappresento il CNCU nel "Panel sulla tv digitale" di confindustria e nel CNID coordino il gruppo "comunicazione e assistenza utenti"; Ideatore del progetto itinerante DIGITALE CHIARO, per 3 anni in giro per l'Italia spiegando il passaggio alla tv digitale. Sono conciliatore Telecom, Wind,Fastweb, Vodafone, Teletu, Alitalia. Nel 2012 Realizzo il progetto DIFENDI IL TUO AVATAR per sensibilizzare gli utenti su come proteggere la propria identità in rete. Dal 2013 rappresento il CNCU "nel tavolo dedicato alle interferenze LTE".Da 17/5/13 al4/12/14 sono segretario dell' Adiconsum Roma Capitale - Rieti e Lazio.

lunedì 12 novembre 2012

E SE LA TV NON SI VEDE PIU' PER COLPA DEL LTE

Inviata da Adiconsum:

Al Ministro dello Sviluppo Economico
CORRADO PASSERA


Adiconsum è un’associazione di consumatori con oltre 122.000 associati, promossa dalla Cisl e costituita nel 1987. È presente capillarmente sul territorio nazionale, con sedi a livello regionale, provinciale e locale, con 283 sportelli di informazione ed assistenza. 

A livello nazionale Adiconsum:
è membro del CNCU - Consiglio Nazionale dei Consumatori e Utenti, istituito presso il Ministero delle Attività produttive ai sensi della legge n. 281/98 sui diritti dei consumatori e degli utenti;
è socio ordinario dell'IMQ - Istituto Italiano per il Marchio di Qualità;
è membro del Forum del Terzo Settore.
A livello internazionale Adiconsum:
è il soggetto incaricato a svolgere le funzioni dello sportello europeo del consumatore (ECC-NET Italia)
coopera stabilmente con le diverse Direzioni Generali dell’Unione Europea;
collabora a progetti di informazione e ricerca con le maggiori realta' Istituzionali ed Autorita' pubbliche e private a livello nazionale, nonche' con associazioni europee ed extraeuropee.

Infine e' l'unica Associazione dei Consumatori dotata di un Fondo nazionale per il sovraindebitamento e l'usura.

Adiconsum è la prima associazione consumatori in Italia che ha realizzato un settore dedicato alle nuove tecnologie, ponendo particolare attenzione alla tv digitale, ai nuovi mezzi di comunicazioni ed all'informazione dei consumatori su tali temi, collaborando a tal fine anche con le maggiori aziende del settore. 

Adiconsum ha rappresentato il CNCU all’interno del Comitato Nazionale Italia Digitale ed ha coordinato il gruppo di lavoro dedicato alla TUTELA DEGLI UTENTI e Comunicazione per lo switch off, realizzando per 4 anni in tutta Italia il progetto “Digitale Chiaro”, con lo scopo di informare, supportare ed assistere i consumatori coinvolti dallo switch off e nel passaggio alla tv digitale, operando direttamente nei territori di volta in volta interessati. 

Tanto premesso, Adiconsum manifesta viva preoccupazione in merito all’interferenze che la prossima accensione della rete LTE - prevista a gennaio 2013 e necessaria per fornire i servizi di banda larga in mobilità - provocherà alla ricezione dei canali televisivi digitali trasmessi per via terrestre. La preoccupazione centrale e' che potrebbe comportare la mancata visione di suddetti canali televisivi, facendo quindi venir meno il diritto di accesso alla comunicazione per un numero elevatissimo di utenti.

Le problematiche interferenziali tra frequenze a 800 MHz (ex canali 61-69, ora assegnati ai servizi di banda larga mobile) e TV sono note da tempo, la stessa FUB attenziono' tale problematica proponendone la discussione nel Comitato Nazionale Italia Digitale ma, purtroppo, da allora il tema e' rimasto non più affrontato e senza valide soluzioni, con evidenti problematiche di vasto impatto che ricadranno sui consumatori.

La situazione attuale e' quindi di emergenza, infatti fra pochissimi giorni partira' il servizio LTE, con la possibilita' che il temuto ed annunciato oscuramento dei canali televisivi possa divenire una triste realta'.

In tale contesto la stampa fornisce informazioni al pubblico sulla costituzione di un tavolo tecnico - che pare tra l'altro funzionare a singhiozzo -, avviato al fine di trovare soluzioni alle criticita' delle interferenze, composto da rappresentanti del Ministero, degli operatori delle telecomunicazioni, della Fondazione Ugo Bordoni ed allargato ai rappresentanti dei broadcaster nazionali e delle emittenti televisive locali. Le Associazioni dei Consumatori, invece, non sono state coinvolte al Tavolo e neanche il Ministero ha avviato con le stesse adeguato confronto, malgrado il fenomeno impatti direttamente i consumatori. 

Altro profilo di criticita' riguarda i costi per gli apparati necessari alla riduzione delle interferenze che, da quanto reso pubblico dalla stampa, risulterebbero essere stati posti a carico delle aziende Telco. Tuttavia, il previsto Fondo risulta essere stato tagliato dalla legge di stabilità, senza che siano state adottate ulteriori e diverse soluzioni. Allo stato resta quindi aperto il problema e diventa urgente avviare il confronto, in particolare su specifici aspetti: su come procedere ad una quantificazione di massima del fenomeno per poi individuare le modalita' più opportune con cui procedere a tutela di consumatori e famiglie poste in condizione di non vedere più la televisione e, anche, su chi dovrà dal prossimo gennaio sostenere i costi per i filtri necessari a non provocare l’accecamento delle antenne di ricezione televisiva poste sugli stabili. 

Tanto premesso e' quindi indispensabile fare chiarezza e rendere trasparenti le iniziative che il Ministero intende adottare per impedire e/o porre rimedio alle criticita' sopra rappresentate. Questa associazione ritiene importante e strategico l’avvento nel nostro Paese della banda larga, attraverso la telefonia mobile con l’offerta LTE, ma ritiene altrettanto importante tutelare l’utente televisivo che, in questi ultimi anni ha già sostenuto enormi costi per l’adeguamento alla TV digitale, e non puo' essere caricato di costi aggiuntivi per continuare a poter vedere la TV.

Adiconsum chiede pertanto che, come avvenuto per lo swhitch off, le Associazioni dei Consumatori siano coinvolte in tutti i confronti, partecipando ai Tavoli e facendo parte degli appositi Organismi previsti con funzioni di informazione, monitoraggio e risoluzione delle possibili criticita' di sistema, nonche' con fini di risoluzione stragiudiziale delle eventuali controversie che coinvolgono i consumatori.

Certi che il Ministero anche in questa situazione terra' in debita considerazione le esigenze dei consumatori e le istanze rappresentate dalle Associazioni che li rappresentano, ribadiamo la disponibilità di Adiconsum al confronto e, in attesa di un cortese ed urgente riscontro, porgiamo

Distinti saluti

Pietro Giordano
Segretario Generale Adiconsum

mercoledì 10 ottobre 2012

Per chi è il decreto sviluppo 2.0?

il decreto sviluppo 2.0, da poco elaborato dal governo, pone troppo la sua attenzione al mondo imprenditoriale dimenticando completamente il cittadino.  Il testo dice di rifarsi all'agenda digitale europea, mentre invece, omette tutta la parte che il documento europeo dedica ai cittadini, mi riferisco in special modo alla sezione dedicata alla alfabetizzazione informatica, alla sicurezza dell'uso della rete  e alla sfiducia dei cittadini all' l'utilizzo della rete. Il documento europeo mette proprio in evidenza l' invito, ai paesi membri, di realizzare iniziative che riescano ad eliminare la diffidenza dei cittadini all'uso della rete, problematica, questa, che potrebbe inficiare la realizzazione dell' agenda digitale. Il governo tecnico invece sceglie di incentivare la realizzazione dei nuovi servizi digitali certa che poi i cittadini li utilizzeranno perché per legge saranno gli unici utilizzabili. E' da rifiutare questa impostazione che invece di facilitare la vita ai consumatori, la complica, visto che nessuno si è ancora preoccupato di insegnare cosa vuol dire digitale.   Non basta quindi digitalizzare l'impresa e la pubblica amministrazione per rilanciare il nostro paese. Se i cittadini non sono messi nelle condizioni reali di sapere utilizzare le nuove tecnologie,  l'agenda digitale italiana rischia di trasformarsi in un grande spot pubblicitario e in un modo nuovo per finanziare le imprese. L' Italia statisticamente é il paese con il maggior numero di anziani e con una vasta popolazione incapace di utilizzare la tecnologia. Dall'analisi dello scarso utilizzo del commercio elettronico si comprende come la popolazione italiana sia particolarmente diffidente nell'uso dei servizi in rete. 
Il decreto sviluppo avrebbe dovuto stanziare fondi per progetti utili alla realizzazione del cittadino digitale, progetti da realizzare in collaborazione con le associazioni consumatori e le associazioni di assistenza ai cittadini,. Il decreto avrebbe dovuto prevedere l'istituzione di organismi di controllo e denuncia per  i crimini online, quali furto d'identità ,siti contraffatti o truffaldini e vendite scorrette on line.
Prevedere modalità extragiudiziali per risolvere i contenziosi  presenti nel commercio elettronico, garantendo maggiore sicurezza ai consumatori on line . Sarebbe auspicabile  un'ulteriore integrazione al decreto sviluppo, da realizzarsi in collaborazione con le associazioni consumatori, fino ad ora non coinvolte nella agenda digitale , che ponga al centro la realizzazione del cittadino digitale, altrimenti diventa alto il dubbio che la digitalizzazioni a tutti serve meno che hai cittadini.

lunedì 23 luglio 2012

SKY GO non funziona per Android.


Questa è una delle tante pubblicità di SKY che non dice il vero.
Non è affatto possibile vedere SKY con un tablet perchè occorre avere solo il tablet che vuole SKY!
Con un tablet con S.O. Android non si vede assolutamente nulla.
Dimenticavo se è Samsung T10 si.
Cose che capitano. Ma SKY non è sola perchè anche la RAI non si vede su Android e neanche Mediaset.
Evviva la neutralità tecnologica.

domenica 15 luglio 2012

SE RAI DEVE FAR VEDERE I PROPRI CANALI AGLI ABBONATI SKY CI SIA RECIPROCITA’ E SKY FACCIA VEDERE I PROPRI CANALI AGLI UTENTI TIVU’SAT.



La recente sentenza del TAR che annulla in parte la delibera 519/09/cons dichiarando che la RAI non può oscurare alcuni programmi sulla piattaforma di SKY solleva vecchie problematiche, sempre denunciate da Adiconsum,  irrisolte a danno dei  consumatori.  Questi infatti ancora nel 2012, nonostante la tv terrestre sia tutta digitale e visibile solo con decoder, nonostante il consolidamento  delle Pay tv sia sul terrestre che sul satellite, nonostante l’interattività attraverso la banda larga, nonostante l’accettazione teorica del diritto alla neutralità tecnologica, continuano a non poter usufruire liberamente dei servizi multimediali disponibili,  attraverso un unico apparato, incrementando i costi di accesso. La soluzione esiste da tempo ma si continua a far finta di nulla, si chiama Simulticrypt ovvero reciprocità.
Proseguiamo per gradi e vediamo cosa è accaduto. Tutto origina dall’avvento della tv digitale e dalla possibilità di criptare i canali per permettere la visione in esclusiva a determinati spettatori, in certi casi paganti se abbonati alla pay tv o residenti in uno stato quando guardano programmi che non hanno diritti per l’estero. Per criptare e necessario utilizzare una codifica e per farsi vedere è necessario un decoder che abbia le chiavi per decodificare la stessa codifica. Per offrire ai consumatori  la predisposizione  alla visione, oltre i canali in chiaro, anche di tutto ciò che è trasmesso criptato o si forniscono decoder abilitati al varie decodifiche (multicrypt) o tutte le emittenti trasmettono con le varie codifiche utilizzate in uno spirito di reciprocità  (simultcrypt).
I problemi nascono però quando un emittente usa una codifica che non vuol far usare a nessun altro, è  il caso di SKY che usa la codifica NDS. Con questa codifica non si può usare il multicrypt perché, fino ad ora, non viene concessa la licenza  a chiunque lo voglia (solo casi eccezionali),  per costruire apparati capaci di decodificare, tranne quelli offerti dalla stessa SKY e non si può usare il simultcrypt perché non viene concesso l’utilizzo ad altri di questa codifica.
Vediamo la situazione attuale. Sul digitale terrestre non ci sono problemi perché tutte le emittenti che codificano utilizzano sistemi che i produttori di decoder possono richiedere e introdurre direttamente  negli apparati o si costruiscono  Cam che inseriscono gli stessi  consumatori nei decoder in base alle varie necessità, facilitando quindi il multicrypt e offrendo al consumatore il pieno accesso a tutto il criptato.
Sul satellite invece da quando c’è SKY ci sono problemi.  Finche SKY è stata l’unica a codificare i propri canali tutto è andato liscio. Successivamente SKY ha anche deciso di integrare il proprio decoder satellitare con quello terrestre grazie ad una piccola pennetta da inserire nel decoder, ovviamente solo per i canali terrestri non criptati. I problemi nascono però per gli utenti che decidono o sono costretti a utilizzare solo la piattaforma satellitare. La RAI, Mediaset e LA7 sul satellite, per motivi di diritti televisivi non pagati per l’estero, devono criptare alcuni programmi ma devono anche – soprattutto il servizio pubblico- garantire la visione ai cittadini italiani. Adiconsum per garantire il diritto dei consumatori di utilizzare liberamente qualsiasi piattaforma trasmissiva, compresa quella satellitare,  si è molto adoperata, soprattutto chiedendo ad Agcom un intervento per obbligare la RAI a farsi vedere , integralmente, sulla piattaforma trasmissiva satellitare,  nel rispetto del contratto di servizio che obbliga il servizio pubblico a farsi vedere da tutti i cittadini, non su una piattaforma commerciale come quella di SKY  che caso mai, con propri mezzi,  provvederà a far vedere ai propri abbonati i programmi RAI. La soluzione, anche meno onerosa per il servizio pubblico e quindi per tutti i cittadini è la costituzione di  una specifica società –Tivù Srl-  che fra i suoi compiti ha anche quello di garantire, gratuitamente,  la visione dei canali trasmessi sul terrestre anche sul satellite con l’utilizzo della codifica Nagravison.  Agcom approva,  con la delibera messa ora in discussione dal TAR, la scelta presa sembrava risolvesse  tutti i problemi.  
Di conseguenza alcuni programmi  Rai e Mediaset non sono più visibili con il decoder SKY che decodifica solo NDS ma diventano visibile a tutti i cittadini che non si abbonano a SKY. La pay tv satellitare fa ricorso al TAR e  non fa nulla per garantire la visione dei canali criptati (basta dotare i propri decoder di cam) costringendo i propri clienti ad acquistare, spendendo altri soldi, un apparato adatto alla ricezione dei canali TivùSat,
Arriviamo ad oggi. Il TAR ribadisce il diritto, ovviamente condiviso, degli abbonati  SKY di vedere i canali Rai sul satellite in modo integrale ma conferma anche la piena legittimità della costituzione della società Tivù con una prospettiva di garanzia dell’ interesse pubblico con Tivùsat.
Come si risolve allora il problema visto che la RAI codifica in Nagravisone e SKY in NDS? Il problema è che la RAI usa una codifica aperta e SKY come dichiara la stessa sentenza un sistema chiuso:il fatto che il sistema NDS sia un sistema chiuso, giustifica ulteriormente la scelta di Rai di consentire la diffusione satellitare della programmazione anche attraverso ulteriori piattaforme distributive, come quella TivùSat, che operano attraverso sistemi di codifica  aperti, e in quanto tale potenzialmente idonei a garantire una più ampia ed agevole diffusione”.
Nonostante la legittimità di TivùSat,e quindi la validità di criptare con Nagravision (sistema aperto idoneo alla massima diffusione), per il TAR la RAI deve far vedere i propri canali anche con il decoder di SKY, almeno così scrivono i principali giornali, utilizzando, quindi, anche la codifica NDS, con maggior oneri che ricadono poi sempre sui stessi cittadini contribuenti.
Il TAR della RAI infatti scrive: "potrà consentire la messa a disposizione della propria programmazione di servizio pubblico a tutte le piattaforme commerciali che ne faranno richiesta nell'ambito di negoziazioni eque, trasparenti e non discriminatorie e sulla base di condizioni verificate dalle Autorità competenti. Il TAR quindi va decisamente nella direzione del Simulcrypt visto che nulla si dice della tipologia di decoder e della azioni che SKY potrebbe fare per far vedere i canali RAI.
Non siamo affatto contrari al Simulcrypt, soluzione che nel passato fu adottata da Stream e TELE+’, su proposta proprio di Adiconsum, perché è la più semplice e la più economica per i consumatori che non devono comprare più decoder.
 Per funzionare però e necessaria la reciprocità, altrimenti si avvantaggia un azienda nei confronti di un'altra e si discriminano gli utenti . Non comprendiamo perché chi usa il decoder  SKY dovrebbe avere diritto di vedere la RAI ma quelli che utilizzano  apparati TivùSat non dovrebbero poter vedere i canali di SKY, provocando di fatto una forte discriminazione. Ugualmente non comprendiamo perché solo la RAI dovrebbe trasmettere con la codifica delle piattaforme commerciali che ne fanno richiesta e SKY non dovrebbe anche lei concedere tale diritto, quindi anche alla piattaforma TivùSat. In tal modo tutti coloro che vedono la televisione con la piattaforma trasmissiva satellitare sarebbero messi nelle condizioni di vedere con un solo apparato (con un forte risparmio dei costi ed una vera libera concorrenza)tutte le piattaforme commerciali   - non solo la Rai - e tutti i canali in chiaro.
La RAI promette ricorso alla decisione del TAR perché ritiene che rispetta già ora il contratto di servizio attraverso TivùSat e perché non vuole oneri per garantire la visone agli abbonati SKY. La reciprocità, però, garantirebbe il diritto di tutti ottemperando anche alla sentenza del TAR. SKY manterrebbe il suo sistema proprietario  NDS che le garantisce sicurezza, concedendo l’uso solo ad altre piattaforme con garanzie certe e senza cederla a società costruttrici di decoder, TivùSat e quindi la Rai concederebbe di criptarei propri canali con NDS, senza oneri,  in cambio della possibilità di far vedere SKY anche a chi utilizza tale piattaforma (1.500.000 utenti)  e soprattutto i consumatori, senza doversi complicare la vita e sostenere altri costi, potrebbero avere libero accesso a tutti i canali televisivi sia criptati che in chiaro con gli apparati attualmente in loro possesso.
Il TAR con la sua sentenza ha ribadito solo  il diritto dei clienti di SKY ma Adiconsum ha a cuore i diritti di tutti consumatori/contribuenti.

martedì 13 marzo 2012

Antitrust chiude un sito di eCommerce

ESEMPLARE CONDANNA DELL’ANTITRUST NEL SETTORE DELL’ ECOMMERCE.
OSCURAMENTO DEL SITO WWW.PRIVATEOULET.COM  PER COMPORTAMENTI GRAVI ED INVASIVI NEI CONFRONTI DEI CONSUMATORI.
NECESSARIA L’IMMEDIATA ISTITUZIONE DI UNA CERTIFICAZIONE DEI SITI SICURI


L’Autorità garante del Mercato e della Concorrenza comincia  ad occuparsi di  eCommerce e lo fa con una condanna esemplare e senza precedenti, decide, addirittura l’oscuramento del sito www.privateoutlet.com chiedendo persino l’intervento della Guardia di Finanza.

Il sito incriminato è molto famoso fra gli utilizzatori della rete, infatti si occupa di moda e Lifestyle proponendo prodotti di griffe famosi con alettanti sconti fino al 70%. E' un sito francese che si rivolge, oltre al nostro, anche al mercato tedesco e spagnolo

Dal bollettino n. 8 dell’AGCM del12 marzo 2012 si evidenzia che il sito incriminato fornisce  informazioni non veritiere circa la  disponibilità dei prodotti e i tempi di consegna. Ritarda o nega il rimborso per prodotti non consegnati. Non risponde ai reclami e si accede con fatica  alla linea telefonica del servizio clienti. non rispettano la legge sulla garanzia legale impedendo  la restituzione dei prodotti differenti da quelli ordinati.
Tutti comportamenti che penalizzano il consumatore ma che sono ritenuti da molti imprenditori del settore peccati veniali causati da disservizi fisiologici. Insomma ritengono che tutto ciò fa parte dei rischi che il consumatore deve correre. Manco per niente! E l'Antitrust ribadisce che sono comportamenti gravissimi.

Purtroppo, come dicevo, i comportamenti scorretti constatati dall’antitrust non sono una novità nel settore dell’eCommerce che avrebbe bisogno di maggiore controllo e regole veloci nell’attuazione. Il ministero dello sviluppo economico dovrebbe realizzare  una specie  centrale rischi, per dare al consumatore l'opportunità  di segnalare i siti non ritenuti scorretti per far partire poi controlli veloci ed eventuali chiusure del sito
E' ora  di realizzare un certificazione dei siti sicuri, rispettosa di linee guida, concordate fra le aziende e i consumatori, solo così si darebbe credibilità al mercato dell’eCommerce e si salvaguarderebbero  gli imprenditori onesti.

Il problema riguarda tutta Europa, questo sito è condannato in Italia ma negli altri stati non sanno nulla e quindi cittadini Europei non sono tutelati da eventuali rischi.  Bisognerebbe creare una rete transfrontaliere che diffonda, fra tutti i consumatori, le condanne dei vari Antitrust e sopratutto arrivare  a provvedimenti  che siano validi in tutta Europa.
Comunque comprare on line è piacevole e fa risparmiare, io continuo ad acquistare ma ovviamente sono molto attento e prima di fare acquisti costosi ne faccio di pochi euro per testare il sito.

domenica 19 febbraio 2012

Si realizza la classificazione dei decoder digitali a cura di Agcom

La settimana scorsa  si è riunito in Agcom  per la prima volta il tavolo tecnico previsto dalla delibera 255/11/con che istituisce la CLASSIFICAZIONE DEI DECODIFICATORI PER LA RICEZIONE DEI PROGRAMMI TELEVISIVI IN TECNICA DIGITALE.
Anche se in ritardo, perché tutto sarà  molto probabilmente operativo dal prossimo settembre  escludendo,  quindi, i cittadini interessati  allo switch off nei prossimi mesi,  diventa operativa la classificazione dei decoder per la televisione digitale ricevuta  con qualsiasi piattaforma trasmissiva (terrestre, satellitare, IPTV) fatta dall'Autorità Garante per le Comunicazioni,. Un enorme vantaggio per i consumatori chepotranno finalmente identificare immediatamente le caratteristiche  del decoder  digitale che vorranno utilizzare, anche interno ai televisori, in relazione alle prestazioni e alle capacità di ricezione multi-piattaforma.
La delibera è la conseguenza del pressante impegno di Adiconsum che già nel lontano 2006 denunciò all’Agcom  il mancato rispetto del “decoder unico” per garantire al consumatore la visione della tv digitale indipendentemente dalla piattaforma trasmissiva scelta.
Questa classificazione ora cerca di rispondere fattivamente  al diritto del consumatore di essere informato e fare acquisti consapevoli.  Finalmente si passa da classificazioni fatte da organismi privati a classificazioni realizzate da organismi pubblici come Agcom che, si spera, garantiscono di non essere di parte.  Altro vantaggio di questa classificazione è che non riguarda solo la piattaforma terrestre ma tutto il mondo digitale, cercando di indirizzare il mercato verso il "decoder unico" nel rispetto della “neutralità tecnologica” e soprattutto di realizzare una classificazione dinamica che si modifica nel tempo, tenendo conto dell’evoluzione tecnologica.  Proprio per questo la delibera prevede anche la costituzione di un tavolo tecnico permanente, composto dalle aziende costruttrici, dai distributori, dalle catene di vendita, dai distributorii di contenuti  e dalle associazioni consumatori, con lo scopo di organizzare  l’attuazione della classificazione e di prevedere le sue eventuali modifiche per essere aderenti al mercato che cambia. Anche questa è una grossa conquista ottenuta, perché finalmente, esiste un luogo istituzionale dove confrontarsi pariteticamente fra impresa e consumatori per tutelare meglio il consumatore digitale, offrendo stessa dignità a tutti gli attori.
La realizzazione tecnica per l’ottenimento del numero di classificazione da assegnare ad ogni decoder che entra nelle case dei cittadini (compresi quelli offerti in comodato d’uso) è affidata ad un ente terzo scelto da Agcom, la Fondazione Bordoni (FUB) che ha già maturato esperienza in questo campo perché svolgeva  tale compito all’interno dell' associazione privata DGTV (unico organismo che fino ad ora ha realizzato una classificazione dei decoder digitali solo terrestri). La FUB realizzerà anche il data base con tutti i decoder classificati, previsto dalla delibera , consultabile on line sul sito dell’Agcom, garantendo la consultazione  e l'informazione ad ogni consumatore.
La classificazione prevede una numerazione da 1 a 6, che verrà stampata sui decoder,  dove il numero più alto indica il decoder più performante e il più basso quello con minori caratteristiche.
Sicuramente Agcom ha risposto positivamente alle richieste delle associazioni consumatori creando uno strumento, permanente,  utile al mercato e ai consumatori. Adiconsum, come sempre vigilerà affichè avvenga una veloce e corretta attuazione della delibera.